{"id":444,"date":"2014-04-29T10:28:34","date_gmt":"2014-04-29T10:28:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.osservatoriocostesardegna.eu\/providune\/?p=444"},"modified":"2017-07-12T13:37:56","modified_gmt":"2017-07-12T11:37:56","slug":"pineta-della-foce-del-garigliano-introduzione-e-inquadramento-generale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sites.unica.it\/providune\/2014\/04\/29\/pineta-della-foce-del-garigliano-introduzione-e-inquadramento-generale\/","title":{"rendered":"Pineta della Foce del Garigliano: introduzione e inquadramento generale"},"content":{"rendered":"<p>A cura di:<\/p>\n<p><strong>Micla Pennetta<sup>(1)<\/sup>, Vera Corbelli<sup>(2)<\/sup>, Vincenzo Gattullo<sup>(3)<\/sup>, Raffaella Nappi<sup>(2)<\/sup><\/strong><\/p>\n<h4><sup>(1)&nbsp;<\/sup>Dipartimento di Scienze della Terra, dell\u2019Ambiente e delle Risorse &#8211; Universit\u00e0 degli Studi di Napoli \u201cFederico II\u201d; Largo S. Marcellino, 10. 80138 \u2013 Napoli \u2013 Italy &#8211; Email: <a href=\"mailto:miclapennetta@unina.it\">pennetta@unina.it<\/a><\/h4>\n<h4><sup>(2)<\/sup> Autorit\u00e0 di Bacino Nazionale dei Fiumi Liri-Garigliano e Volturno; Viale Lincoln 81100 &#8211; Caserta \u2013 Italy &#8211; Email: <a href=\"mailto:raffaella.nappi@autoritadibacino.it\">raffaella.nappi@autoritadibacino.it<\/a><\/h4>\n<h4><sup>(3)<\/sup> c\/o Autorit\u00e0 di Bacino Nazionale dei Fiumi Liri-Garigliano e Volturno; Viale Lincoln 81100 &#8211; Caserta \u2013 Italy &#8211; Email: <a href=\"mailto:v.gattullo@libero.it\">v.gattullo@libero.it<\/a><\/h4>\n<p style=\"text-align: center\">______<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u2019ambito del Progetto cofinanziato dalla Comunit\u00e0 Europea, Programma LIFE + Natura LIFE07NAT\/IT\/000519, Progetto partenariale \u201cPROVIDUNE &#8211; <em>Conservazione e ripristino di habitat dunali prioritari<\/em>\u201d a cura delle Province di Cagliari &#8211; Soggetto Capofila, Matera, Caserta, la Provincia di Caserta decideva di studiare l\u2019area del SIC (Sito di Interesse Comunitario) <em>Pineta della Foce del Garigliano <\/em>&#8211; IT8010019 &#8211; (Fig. 1). E\u2019 stata, pertanto, studiata la fascia dunare presente nell\u2019area SIC del settore costiero ubicato in sinistra foce del Fiume Garigliano (Campania settentrionale, Italia); essa si inserisce in un ambiente di transizione caratterizzato da dinamiche morfosedimentarie sensibili alle trasformazioni naturali ma soprattutto alle modificazioni dirette o indirette derivanti dall\u2019attivit\u00e0 antropica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019evoluzione morfosedimentaria di un sistema dunare \u00e8 legata all\u2019interazione di alcuni processi quali l\u2019apporto detritico di origine fluviale o marina, l\u2019attivit\u00e0 di venti dominanti, i processi morfosedimentari del sistema costiero, i processi di subsidenza dell\u2019area, il sollevamento del livello del mare. Agli effetti rivenienti da tali processi va sommata l\u2019attivit\u00e0 della vegetazione che con gli apparati radicali svolge un ruolo determinante per il consolidamento e quindi l\u2019accrescimento delle dune. Le dune mature hanno benefici effetti sul retrospiaggia e in generale sull\u2019ambiente costiero perch\u00e9 costituiscono sia una riserva di sabbia per la spiaggia nei casi di bilancio sedimentario negativo, che una barriera fisica a protezione dei territori retrostanti per il contrasto che oppongonoal sormonto delle onde durante mareggiate eccezionali; rappresentano anche sia una riserva di acqua dolce che un <em>habitat<\/em> di importante valore naturalistico e paesaggistico. Pertanto, le azioni finalizzate alla difesa delle dune si rivelano particolarmente strategiche ai fini della difesa dei litorali.<\/p>\n<p><strong>INQUADRAMENTO GEOLOGICO<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella Campania settentrionale si delinea il Golfo di Gaeta, un\u2019ampia ansa litoranea nella quale si sviluppano caratteri costieri nel complesso omogenei (Segre, 1950) fino al limite meridionale costituito dal distretto vulcanico dei Campi Flegrei (Fig 1). Tale golfo \u00e8 delimitato nell\u2019entroterra dai rilievi carbonatici dei Monti Aurunci e dei Monti di Caserta (Bergomi <em>et alii,<\/em> 1969, Billi <em>et alii,<\/em> 1997). I primi giungono con le propaggini fino a mare, a Nord di Gaeta, per poi arretrare, attraverso sistemi di faglie dirette, per diversi chilometri verso Sud, creando le condizioni di sviluppo della <em>piana costiera<\/em> del Fiume Garigliano (Brancaccio <em>et alii,<\/em> 1991).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/sites.unica.it\/providune\/files\/2014\/04\/geologia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-539\" src=\"http:\/\/sites.unica.it\/providune\/files\/2014\/04\/geologia.jpg\" alt=\"geologia\" width=\"763\" height=\"450\" srcset=\"https:\/\/sites.unica.it\/providune\/files\/2014\/04\/geologia.jpg 763w, https:\/\/sites.unica.it\/providune\/files\/2014\/04\/geologia-300x177.jpg 300w, https:\/\/sites.unica.it\/providune\/files\/2014\/04\/geologia-500x295.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 763px) 100vw, 763px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"font-size: 0.7em;text-align: center\">Fig. 1 \u2013 L\u2019area in studio \u00e8 ubicata in sinistra foce del Fiume Garigliano; il fiume segna il confine tra la Campania e il Lazio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel Pliocene superiore, lungo le fratture che limitano la depressione che ospita la piana costiera, si \u00e8 succeduta un\u2019intensa attivit\u00e0 vulcanica che ha prodotto la genesi e lo sviluppo del Vulcano Roccamonfina (Ballini <em>et alii,<\/em> 1989). Nel Plio-Pleistocene la depressione veniva colmata da depositi terrigeni, di origine marina, continentale e di transizione, intercalati a prodotti piroclastici e lavici (Capaldi <em>et alii,<\/em> 1985; Di Girolamo <em>et alii,<\/em> 1988), potenti nel complesso circa 1.000 m (Ippolito <em>et alii,<\/em> 1973).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La facies marino-costiera \u00e8 caratterizzata dai depositi dunari di et\u00e0 olocenica e dai depositi di duna riferibili all\u2019Eutirreniano (Abate <em>et alii,<\/em> 1998); \u00e8 presente un doppio sistema di cordoni dunari con una depressione inclusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La costa campano-laziale compresa tra Gaeta e Cuma si sviluppa per un\u2019estensione di circa 65 Km con andamento NO-SE; lungo la costa si sviluppano spiagge sabbiose anche di notevole estensione cui si intercalano tratti limitati di costa alta e rocciosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il litorale in studio \u00e8 caratterizzato da un\u2019estesa spiaggia sabbiosa, dal sistema di foce e dall\u2019ampia piana antropizzata del Fiume Garigliano. Verso la foce l\u2019alveo \u00e8 sinuoso ed \u00e8 caratterizzato da un percorso con direzione NO-SE, risultante dall\u2019influenza della deriva litoranea prevalente. L\u2019utilizzo di traccianti artificiali (Cocco <em>et alii,<\/em> 1986) ed i risultati di analisi petrografiche (Gandolfi &amp; Paganelli, 1984) hanno consentito di stabilire che i sedimenti apportati al mare dal Fiume Garigliano subiscono un trasporto prevalente lungo costa da NO verso SE. La costa \u00e8 interessata in tempi storici da una prevalente tendenza all\u2019arretramento; in particolare, Cocco <em>et alii <\/em>(1986) individuano processi di arretramento che interessano la linea di riva dal 1954 fino al 1982, talvolta discontinui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>STUDI ESEGUITI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono state analizzate le carte topografiche e riprese aerofotografiche dell&#8217;Istituto Geografico Militare (IGM) a partire dal 1897 fino al 1991 (scala compresa tra 1:50.000 e 1:17.000), la Carta Tecnica Regionale (scala 1:5.000), le Ortofoto Aima e CGR colore del 1998, la Carta Tecnica Regionale del 2004 (scala 1:5.000), le ortofoto ORCA del 2005. Il loro confronto, con l\u2019utilizzo di una piattaforma GIS (Geographic Information System), integrato da rilevamenti in sito, ha consentito di delineare le tendenze morfoevolutive della linea di riva in tempi recenti ed attuali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u2019 stato inoltre eseguito un rilievo topografico della spiaggia emersa con un teodolite a stazione totale, integrato con un sistema di posizionamento globale mediante stazione DGPS\/RTK in tutta la porzione scoperta dell\u2019area in studio, mentre la pineta \u00e8 stata rilevata mediante Stazione Totale attesa la scarsa potenza del segnale GPS. La topografia \u00e8 stata elaborata con un <em>software<\/em> dedicato e georeferenziata secondo il Sistema UTM WGS 84. L\u2019attivit\u00e0 in sito \u00e8 stata completata con un rilevamento geomorfologico e sedimentologico riportato su carte geotematiche georeferite, restituite sul rilievo topografico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sono stati inoltre prelevati n. 100 campioni di sedimento superficiale, in corrispondenza di stazioni di campionatura georeferenziate secondo la proiezione WGS84. I campioni sono stati sottoposti ad analisi granulometriche e i risultati elaborati al calcolatore per ricavare i parametri statistici secondo Folk &amp; Ward (1957). Il prelievo di sedimenti lungo i transetti \u00e8 stato effettuato, in accordo con Bellotti <em>et alii<\/em>, (2006), in corrispondenza di siti morfologicamente e sedimentologicamente significativi, quali: spiaggia sommersa in prossimit\u00e0 della linea di battigia, spiaggia esterna, spiaggia interna, piede della duna, cresta della duna e retroduna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><strong>CARATTERI MORFOLOGICI E MORFOEVOLUTIVI<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il sistema costiero in studio, incluso nell\u2019area SIC, si sviluppa per una lunghezza della linea di riva pari a circa 2.7 km ed una larghezza allo stato pari a circa 500 m. Il litorale \u00e8 soggetto a processi di arretramento; l\u2019entit\u00e0 dell\u2019arretramento nel periodo 1954 \u2013 2009 \u00e8 circa 80-90 m nel tratto settentrionale; questo valore tende gradualmente a diminuire verso Sud, attestandosi su valori medi di 35 m e massimi di circa 45 m (Fig. 2; si osservi la linea marrone verso il mare, che indica il limite dell\u2019area SIC, coincidente approssimativamente con la linea di riva del 1954, e la linea blu, corrispondente alla linea di riva del 2009). Si individua un tasso di erosione, bench\u00e9 non riferibile ad un processo continuo, complessivamente variabile tra 1.5 e 0.6 m\/anno negli ultimi 55 anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u2019ampiezza della spiaggia emersa \u00e8 ovunque ridotta, variando da 7 m a 35 m, generalmente meno ampia nel tratto settentrionale, attestandosi su valori di una decina di metri, e gradualmente pi\u00f9 ampia nel suo tratto meridionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Gli esiti dei processi morfoevolutivi che hanno interessato il tratto di costa in studio si manifestano anche nel rilevamento di dettaglio dell\u2019area svolto con criteri in accordo con Masselink &amp; Hughes (2003). La spiaggia \u00e8 limitata verso l\u2019interno da un gruppo di cordoni dunari olocenici, probabilmente almeno sei, messi in posto durante la fase trasgressiva versiliana (Fig. 2); tale gruppo comprendeva in origine pi\u00f9 cordoni di quelli residuati. Attualmente il fronte dunare \u00e8 costituito principalmente da dune embrionali, addossate ad una duna secondaria (Fig. 2) fissata da vegetazione strutturata di tipo arbustivo e arboreo, tra cui specie di notevole pregio, come il ginepro. Questo sistema presenta evidenze di scalzamento ed erosione per l\u2019azione del mare e talora per azione antropica, con versanti controvento pi\u00f9 acclivi (circa 30\u00b0) rispetto a quelli sottovento. Tali anomalie sono da attribuire agli scalzamenti al piede dovuti agli eventi metomarini pi\u00f9 gravosi ma, frequentemente, anche alle operazioni di pulizia e ampliamento della spiaggia con mezzi meccanici. Il fronte dunare presenta quote di culminazione piuttosto basse comprese tra 2 e 4 metri che riduce la capacit\u00e0 di contrasto alle maggiori ondazioni. Numerosi varchi di accesso al mare e conche di deflazione (<em>blowouts<\/em>) frammentano la duna, accelerando i processi di demolizione. Le conche di deflazione sono forme comuni in ambienti di duna costiera in erosione (Hesp, 2002) che si formano per erosione attuata dal moto ondoso, per accelerazione del flusso d&#8217;aria sopra la cresta di dune, in risposta ai cambiamenti climatici, per variazioni della vegetazione nello spazio o nel tempo, per erosione delle acque superficiali e per impatto antropico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si \u00e8 rilevata l\u2019assenza della avanduna o duna primaria (schema integro in Ley Vega de Seoane <em>et alii<\/em>, 2007); la sua funzione sarebbe stata quella di rifornire sedimento alle dune. La sua assenza \u00e8 legata al <em>budget<\/em> negativo della spiaggia che ne inibisce la formazione (Putsy, 1988), atteso che il suo accrescimento si attua durante le fasi di progradazione di una spiaggia. Gli effetti del <em>budget<\/em> negativo sono resi manifesti dall\u2019arretramento della linea di riva affermatosi negli ultimi 55 anni sul litorale in studio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">A tergo del cordone di duna secondaria (Fig. 2) \u00e8 presente una lunga depressione interdunare, interessata per un lungo tratto dalla presenza di una strada campestre. Verso l\u2019interno si riconoscono almeno un paio di cordoni dunari principali, con pineta impiantata intorno al 1935, che vengono attribuiti alla duna terziaria (classificazione in Ley Vega de Seoane <em>et alii<\/em>, 2007). I due cordoni dunari sono quasi paralleli alla linea di riva e con quota delle creste sostanzialmente pi\u00f9 elevate da 3.5 m a 4.5 m rispetto a quelle della duna secondaria (da 2.5 m verso Nord a 3.5 m verso Sud). Le quote non regolarmente distribuite e la morfologia dei corpi dunari talvolta articolata, pi\u00f9 che a processi naturali, potrebbero essere messe in relazione a rimaneggiamenti del suolo tra i quali non si escludono quelli legati alle attivit\u00e0 di piantumazione dei pini. Anche in questa fascia sono presenti numerosi varchi di attraversamento da e verso il mare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dalle dune terziarie si passa verso l\u2019interno ad un settore di cordoni dunari gradualmente pi\u00f9 antichi, con le creste delle dune generalmente spianate per effetto delle attivit\u00e0 antropiche che si sono succedute nel tempo, e con frequenti, ma modeste aree depresse intercluse che sono sovente il residuo di attivit\u00e0 di prelievo di sabbia utilizzata verosimilmente per la bonifica dell\u2019area depressa retrodunale, fino agli anni\u201850-60. L\u2019area depressa, nota come Pantano di Sessa, ancora paludosa in epoca storica (cartografie del 1909), \u00e8 stata bonificata con gli interventi attuati nell\u2019area in un periodo intorno al 1930.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra gli indicatori pi\u00f9 significativi della qualit\u00e0 complessiva dei sistemi dunari sono da considerare lo stato di conservazione, il tipo e la seriazione di vegetazione presente. Oltre all\u2019alterazione dello stato fisico finora descritto, anche la seriazione vegetale presenta modificazioni rispetto ai modelli di zonazione delle comunit\u00e0 vegetali psammofile gradualmente pi\u00f9 strutturate, tipici delle aree costiere del litorale domizio. Le condizioni d\u2019equilibrio o progradazione avrebbero compreso generalmente (procedendo da mare verso l\u2019entroterra): il Cakileto (nella fascia interna della spiaggia), l\u2019Agropyreto (duna embrionale), l\u2019Ammophileto (avanduna), il Crucianelleto e la macchia mediterranea con specie arbustive e arboree costituite da mirto, lentisco e, specie di grande pregio, il ginepro (dune stabilizzate). Invece, si \u00e8 rilevata, a tergo della zona afitoica della spiaggia, una seriazione organizzata in maniera ridotta secondo fasce parallele alla linea di riva, incompleta, discontinua e compressa, con sovrapposizioni e locali compenetrazioni spaziali di comunit\u00e0 (mosaicizzazione); peraltro emerge l\u2019assenza dell\u2019Ammophileto, comunit\u00e0 tipica dell\u2019avanduna. Queste irregolarit\u00e0 costituiscono una risposta all\u2019adattamento delle comunit\u00e0 vegetali ai cambiamenti morfologici legati all\u2019erosione della spiaggia e del sistema dunale. Anche l\u2019attivit\u00e0 antropica ha avuto un ruolo importante su queste modificazioni; il diffuso calpestio che si svolge sul sistema dunale per raggiungere la spiaggia, attraverso numerosi sentieri, talvolta percorsi anche da autoveicoli, ha determinato varchi attraverso la macchia che hanno favorito la penetrazione delle specie di duna embrionale e avanduna in posizioni pi\u00f9 interne, determinando quindi l\u2019insediamento di specie vegetali, non coerenti con la seriazione attesa, nei vuoti determinati dal calpestio, ai bordi delle comunit\u00e0 pi\u00f9 strutturate.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/sites.unica.it\/providune\/files\/2014\/04\/schema.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-540\" src=\"http:\/\/sites.unica.it\/providune\/files\/2014\/04\/schema.jpg\" alt=\"schema\" width=\"733\" height=\"605\" srcset=\"https:\/\/sites.unica.it\/providune\/files\/2014\/04\/schema.jpg 733w, https:\/\/sites.unica.it\/providune\/files\/2014\/04\/schema-300x248.jpg 300w, https:\/\/sites.unica.it\/providune\/files\/2014\/04\/schema-363x300.jpg 363w\" sizes=\"auto, (max-width: 733px) 100vw, 733px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"font-size: 0.7em;text-align: center\">Fig. 2 &#8211; Stralcio della carta morfologica nel settore settentrionale dell\u2019area SIC ubicata in sinistra Foce del Fiume Garigliano. Legenda: 1 &#8211; Limite area SIC (\u2248 linea di riva del 1954); 2 &#8211; Linea di riva, in arretramento, rilevata nell\u2019agosto 2009; 3 &#8211; Spiaggia emersa; 4 &#8211; Duna secondaria riattivata; 5 &#8211; Cresta di duna costiera; 6 &#8211; <em>Blowout<\/em>; 7 &#8211; Duna terziaria pinetata; 8 &#8211; Area dei cordoni dunari pi\u00f9 interni; 9 &#8211; Creste dei cordoni dunari spianate per effetto di attivit\u00e0 antropiche; 10 &#8211; Depressione retrodunare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura di: Micla Pennetta(1), Vera Corbelli(2), Vincenzo Gattullo(3), Raffaella Nappi(2) (1)&nbsp;Dipartimento di Scienze della Terra, dell\u2019Ambiente e delle Risorse &#8211; Universit\u00e0 degli Studi di Napoli \u201cFederico II\u201d; Largo S. 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