
Storia Pubblica dell’Architettura e della Città
Gruppo di lavoro: Marco Cadinu (coordinamento scientifico), Stefano Mais, Marcello Schirru, Laura Zanini (Associazione Storia della Città), Massimo Gasole (Illador Film), Alberto Masala (Sky Survey System), Stefano Ferrando (Studio Vetroblu)
La “Storia Pubblica”, processo di sintesi di alta qualità finalizzata alla massima diffusione degli esiti delle ricerche accademiche, interessa il gruppo di Storia dell’Architettura e della Città del DICAAR.
Il bisogno di ampliare la platea delle persone interessate al patrimonio culturale sta portando alla definizione di modalità di comunicazione attente alla trasmissione dei concetti complessi, secondo programmati livelli di semplificazione, arricchiti da messaggi comunque completi e non banali.
La Storia dell’Architettura e la Storia della Città vengono considerate così fonti di conoscenza tramite cui i cittadini possono raccogliere preziosi dati sul mondo che li circonda. In particolare la comunicazione e la scelta interessa, oltre ai “monumenti” di grande richiamo, l’insieme delle monumentalità minori, quotidiane e vicine ai singoli, quelle che costituiscono una grande parte del patrimonio popolare e identitario.
Le attività fondate su questi presupposti sono state sperimentate in differenti settori di applicazione:
1) L’apertura di un cantiere di recupero di un monumento in centro storico, sconosciuto in precedenza, con una azione di scavo archeologico localmente inedita battezzata “Cantiere Trasparente”. Il sito di Santa Lucia alla Marina di Cagliari, annunciato pubblicamente e condiviso con la popolazione del quartiere dal 2005, privo di recinzioni visive, ha offerto dal 2011 i dati in diretta, grazie anche ad un sito web dedicato, ottenendo un importante riscontro mediatico e la partecipazione – quotidiana – degli abitanti. Pannelli e informazioni in diretta, con audioguida in 4 lingue, sono stati – quale assoluta novità – disponibili dal 2012 tramite codice QR.
2) Una serie di mostre hanno reso pubblico l’esito di studi e ricerche, grazie a supporti itineranti e conferenze dedicate, grazie anche all’avvio nel 2012 delle serie di pubblicazioni delle stesse ricerche in formato gratuito open access.
3) Dal 2017 i progetti di film documentari di contenuto alternativo hanno veicolato alcuni temi di forte presa mediatica, basati su tematiche di ricerca ampiamente approfondite: le architetture e i paesaggi dell’acqua e la visione delle coste dalla parte del mare associata alle riflessioni sugli usi storici e attuali della linea tra la terra e il mare.
Storia pubblica dell’Architettura e della Città come azione di educazione civica





La comunicazione dei valori connessi alle tematiche culturali è da vari anni oggetto di rinnovate discussioni. Il bisogno di ampliare sempre più la platea delle persone interessate al patrimonio sta portando alla definizione di modalità di comunicazione e diffusione molto attente alla trasmissione dei concetti complessi, secondo programmati livelli di semplificazione, arricchiti da messaggi comunque completi e non banali.
Si riscontra d’altra parte una progressiva crescita degli interessi popolari verso i temi della cultura in generale; all’attenzione verso i macro temi più classici, oggetto di interesse dei media e dai grandi network, si affianca la notevole affezione verso i temi più vicini, in particolare il patrimonio costituito da tutto ciò che la storia ha lasciato negli ambiti locali e regionali (la storia della propria città e della comunità, delle tradizioni artigianali o artistiche, la propria specificità culturale e sociale).
Se questo processo è frutto da un lato della esponenziale disponibilità di informazioni date dalla modernità (molti gruppi social hanno carattere celebrativo del passato, espresso ad esempio nella diffusione e condivisione delle raccolte di immagini e cartoline d’epoca), dall’altro lato evidenzia l’opportunità di riscoprirsi nelle radici e nel senso identitario contenuto nel patrimonio culturale, in particolare in quello minore e diffuso nel territorio.
La costruzione di itinerari di storia pubblica, archeologia pubblica, quindi oggi di storia pubblica dell’architettura e della città risponde a queste istanze culturali e costituisce oggi una importante frontiera della comunicazione. La possibilità di offrire gli esiti della ricerca universitaria ad un numero di utenti molto più alto del solito spinge oggi alla elaborazione di formati narrativi adeguati alle più diverse circostanze.
Il progetto Fontane di Sardegna: un sito, una app, i canali social e il film-documentario Funtaneris







Nel periodo 2012-2015 è stato sviluppato il progetto “Architettura, arte e luoghi urbani degli acquedotti storici, delle fonti e delle fontane nei paesi e nelle città della Sardegna tra medioevo e modernità”.
La ricerca ha avuto come obiettivo primario la scoperta e lo studio di un patrimonio costituito da centinaia di architetture dell’acqua in Sardegna studiate puntualmente con scavi archivistici e cartografici, sopralluoghi e incontri con le comunità: un lavoro capillare in una terra ricca d’acqua e sorgenti.
Il progetto è stato finanziato dalla Legge della Regione Sardegna n.7 del 7 agosto 2007 “Promozione della ricerca scientifica e dell’innovazione tecnologica in Sardegna”, annualità 2010 e coordinata da Marco Cadinu dell’Università degli Studi di Cagliari. Al progetto hanno collaborato anche l’Università degli Studi di Sassari, il Politecnico di Torino, l’Università della Tuscia e l’Associazione Storia della Città, costituendo un gruppo di ricerca multidisciplinare composto da oltre venti partecipanti tra docenti, ricercatori, dottorandi, assegnisti, borsisti e tesisti.
Nell’ottica di diffusione dei risultati della ricerca, il gruppo di lavoro con l’Associazione Storia della Città, ha proseguito le ricerche e amplificato i risultati tramite la produzione di un film-documentario avente come oggetto le architetture dell’acqua. Il film, insieme ad altri prodotti finalizzati alla disseminazione dei concetti culturali alla base di tali architetture (un sito internet, una app e i canali social), mira a ricostruire il loro campo dei valori culturali e percettivi, a riportarli nel ciclo delle conoscenze comuni per quindi mettere a disposizione di tutti importanti giacimenti di dati. Il progetto consente l’accessibilità pubblica alla banca dati composta da circa cinquecento fontane e architetture dell’acqua diffuse nel territorio regionale sardo. Un patrimonio finalmente considerato in modo unitario per i suoi caratteri storici e per il suo valore artistico e architettonico, percepibile grazie alla sua messa in rete e alla costruzione di itinerari turistici guidati.
La produzione di un film-documentario, ossia di una narrazione articolata per temi e declinata in modo non esclusivo verso l’oggetto della tematica, esplora tali ambiti. Il format proposto si allontana dalla classica modalità del documentario-conferenza, in cui il narratore in primo piano offre una lezione quasi frontale all’ascoltatore. Per precisa scelta del regista Massimo Gasole, il tema viene offerto in modo spontaneo, in presa diretta, sia durante il viaggio nei paesi e nei paesaggi, sia mediante le testimonianze raccolte sul campo. Il fine è creare un dialogo sul tema e la valorizzazione collettiva delle reti dell’architettura dell’acqua, verso il riconoscimento ovunque del loro valore patrimoniale, anche mediante azioni di coinvolgimento e partecipazione delle comunità che le possiedono.
Emerge in questo modo, progressivamente, la sostanza profonda della ricerca universitaria alla base del tema, la dimensione articolata nel tempo e nello spazio di un patrimonio costituito da molte centinaia di architetture di fatto mai notate o osservate quale fenomeno culturale unitario.
L’indagine sul piccolo manufatto, il suo studio e il suo racconto, avvia progressivamente la ricostruzione dell’immagine locale in un quadro più ampio; in particolare i piccoli centri si arricchiscono di una dimensione nuova del “monumentale”, ora inteso quale oggetto semplice ma frutto di una tradizione colta, radicato nella comunità e parte di un patrimonio diffuso, riconoscibile in dimensioni estese anche internazionali. L’obiettivo dell’intero lavoro si concretizza nell’aumentare la sensibilità generale e locale verso il proprio patrimonio culturale.
Dalla parte del mare, un film-documentario sui beni culturali lungo la linea di costa visti dal mare









L’evoluzione che nell’ultimo cinquantennio ha interessato le aree costiere italiane è stata caratterizzata da spinte ed esigenze prevalentemente di tipo insediativo e turistico, tanto da sovrapporsi, in modo spesso invasivo, alla più vera immagine del paesaggio storico e del patrimonio tradizionale fatto di scenari naturalistici e geologici, di architetture storiche costruite in armonia con i luoghi del lavoro e della produzione. Lo sviluppo moderno ha così diminuito drasticamente la portata culturale e comunicativa della fascia costiera, quindi la stessa memoria storica legata alla dimensione geografica e umana.
La collana di beni culturali che le coste ancora ospitano è oggetto di un docufilm che racconta, sulla base di intrecci narrativi e approfonditi percorsi di ricerca, la bellezza della terra vista dal mare; un punto di vista diverso teso a far emergere il senso della compresenza delle opere posate lungo i secoli sui contesti ambientali secondo lineamenti progettuali e poetici.
In questa cornice si inquadra la produzione di un docufilm, dal titolo Dalla parte del mare. Un viaggio lungo le coste della Sardegna (regia di Massimo Gasole, 2023, 73’) che porta lo spettatore a circumnavigare la Sardegna mostrandola da una prospettiva nuova, attraente e affascinante da bordo di una barca a vela.
Prodotto dalla Sky Survey System, con la collaborazione dell’Associazione Storia della Città, la costruzione narrativa è affidata al regista Massimo Gasole. Durante le settimane di ripresa un architetto viaggia intorno all’isola di Sardegna insieme alla skipper di Vagabonda, una barca a vela a due alberi. Sono con loro libri, carte nautiche antiche e moderne, il portolano duecentesco detto “Il Compasso da Navigare”. La mente è verso il mare, luogo da cui discutere sul senso del vivere a largo o alla fonda e del vedere o percepire da lì la terra.
Prendono forma le visioni parziali e tuttavia pregnanti della terra, le discussioni sul come coglierne nuovi segnali, i pensieri rivolti a chi, nei secoli, si avvicinava alla terra conoscendola attraverso i segni disposti lungo la costa, i nomi dei luoghi, le loro bizzarre forme orografiche. I racconti storici di una terra speciale si intrecciano con le incongruenze causate dagli insediamenti moderni, dagli ecomostri, dalle industrie, dalle invasive esercitazioni militari. Nel mezzo appaiono positive lunghe visioni della terra, quella vera e in buona misura intatta, uguale da sempre.
Descrivere il mare, vedere la terra, parlare delle bussole medievali e del loro uso, delle rotte, delle ragioni di chi ha vissuto lungo il mare, porta a intraprendere un punto di vista inusuale rispetto alle coste. Il documentario prova così a interpretare e condividere sensazioni e pensieri di chi nei secoli ha vissuto gli stessi luoghi, vedendoli ben meglio di quanto noi possiamo ora fare.
I destinatari del docufilm sono i cittadini della Sardegna e del Mediterraneo ai quali il messaggio è principalmente diretto e ai quali si sollecita la maggiore consapevolezza del bene che possiedono.
Trattandosi di un progetto di Storia Pubblica teso alla divulgazione dei beni architettonici e culturali la strategia comunicativa prevede l’utilizzo di un linguaggio aperto e accessibile, pur in presenza di profonde considerazioni ricche di riferimenti storici e di valutazioni sul patrimonio paesaggistico e culturale.
Il prodotto, utile quale supporto didattico da utilizzare nelle aule scolastiche di ogni ordine e grado, si configura anche come prodotto di caratura universitaria di “Terza Missione”, concepito per raggiungere la più ampia platea con messaggi derivanti dalla ricerca e, soprattutto, stimolare una nuova affezione verso le coste.
Luoghi densi di valori e significati, beni culturali e ambientali, che qualificano un’immagine molto più significativa rispetto a quella derivante dalla loro interpretazione in chiave meramente turistica e consumistica.
Partner
Associazione Storia della Città, Illador Film, Sky Survey System, Studio Vetroblu, Regione Sardegna, Sardegna Film Commission, Ministero della Cultura, Abbanoa, Criteria srl, Teravista di Gianni Alvito, Fondazione Dessì, Ceramica Mediterranea, Premiere Film, Monumenti Aperti, Imago Mundi, Comune di Cagliari, Musei Civici Cagliari, Consorzio Camù
Riferimenti bibliografici
Il cantiere trasparente di Santa Lucia (Cagliari): https://www.youtube.com/watch?v=DELSCzuVyDM
Sito internet del cantiere trasparente di Santa Lucia: http://www.santaluciacagliari.com
Sito internet del progetto Fontane di Sardegna: https://www.fontanedisardegna.org
Trailer del docufilm Funtaneris. Sulle strade dell’acqua: https://www.youtube.com/watch?v=11zqTkpBAKE&pp=ygUKZnVudGFuZXJpcw%3D%3D&pbjreload=102
Il docufilm Funtaneris. Sulle strade dell’acqua disponibile gratuitamente online: https://www.youtube.com/watch?v=sKtO-Fk0mbo
Trailer del docufilm Dalla parte del mare. Un viaggio lungo le coste della Sardegna: https://www.facebook.com/watch/?v=1346938739573020
Mostra “Architetture vegetali. Le strade alberate della città di Cagliari”: https://www.storiadellacitta.it/2021/07/22/mostra-architetture-vegetali-le-strade-alberate-della-citta-di-cagliari/
Mostra “Paolo Portoghesi e la Sardegna. I teatri e la città”: https://www.storiadellacitta.it/2025/03/30/mostra-paolo-portoghesi-e-la-sardegna-i-teatri-e-la-citta/
Mostra “Paolo Portoghesi. Fotografare il Barocco”: https://www.storiadellacitta.it/2025/03/30/mostra-paolo-portoghesi-fotografare-il-barocco/
P. Bertella Farnetti, L. Bertucelli, A. Botti (2017). Public History. Discussioni e pratiche. Mimesis Edizioni.
Cadinu M. (2022). Per una storia pubblica dell’architettura e della città. “Alla Fonda. Appunti di mare”, un film-documentario sui beni culturali lungo la linea di costa visti dal mare. In Il Tesoro delle Città. Strenna 2012 (pp. 74-89). Steinhäuser Verlag.
Cadinu M. (2022). Architetture nuragiche e paesaggio protourbano. Relazioni antiche ed estese dimensioni attuali. Restauro Archeologico, Special Issue 2, 266-271.
Cadinu M. (2018). La chiesa di Santa Lucia e il suo quartiere. Una ricerca in itinere e lo sviluppo del progetto di recupero. Layers, 2, 134-146.
Cadinu M. (2018). Per una Storia Pubblica dell’architettura e della città. Un film-documentario sulle fontane e i lavatoi. In Il Tesoro delle Città. Strenna 2018 (pp. 75-97). Steinhäuser Verlag.
Cadinu M. (2015). Architetture dell’Acqua in Sardegna. Steinhäuser Verlag.
Cadinu M. (Ed.). (2015). Ricerche sulle architetture dell’acqua in Sardegna, Steinhäuser Verlag.
Cadinu M., Mais S. (2021). Le strade degli itinerari culturali, una ricerca in territorio sardo, in Territori fra diversità e omologazione. Trasporti & Cultura, 21(59), 116-121.
Cadinu M., Mais S. (2020). Raccontare le architetture dell’acqua, beni comuni nelle città e nel paesaggio. In G. Bonini, R. Pazzagli (Eds.) Paesaggi dell’acqua. Lezioni e pratiche della Scuola di paesaggio Emilio Sereni (pp. 419-432). Edizioni Istituto Cervi.
Mais S. (2020). Territorio, città e architettura nel governo dell’acqua in Sardegna tra Ottocento e Novecento. Il progetto dell’acquedotto di Terralba. In Il Tesoro delle Città. Strenna 2019 (pp. 152-167). Steinhäuser Verlag.
Mais S. (2015). Le architetture dell’acqua di Enrico Pani. In M. Cadinu (Ed.) Ricerche sulle architetture dell’acqua in Sardegna (pp. 249-261). Steinhäuser Verlag.
Marras G. (2021, Novembre 21). Fiorenzo Serra Film Festival: vince il regista cagliaritano Massimo Gasole. L’Unione Sarda.
Pittau C. (2015, Dicembre 3). La storia della Sardegna raccontata dalle sue fontane. L’Unione Sarda.
Urpi A. (2023, Settembre 15). L’Isola vista ‘Dalla parte del mare’, nel film di Marco Cadinu e Massimo Gasole una nuova prospettiva sulla Sardegna. Nemesis Magagine. Settimanale di Cultura