
La leggibilità restituita. Restauro e valorizzazione dell’ex complesso gesuitico di Santa Croce in Cagliari
Gruppo di lavoro: Giovanni Battista Cocco, Caterina Giannattasio (coordinatori), Vincenzo Bagnolo, Donatella Rita Fiorino, Martina Porcu, Raffaele Argiolas, Andrea Manca, Francesca Musanti, Chiara Lombardo, Elisa Marini, Rebecca Saba (DICAAR).
La ricerca ha come tema la comprensione e la valorizzazione dell’antico complesso gesuitico di Santa Croce, attuale sede della Scuola di Architettura di Cagliari. Esso costituisce un esempio paradigmatico della molteplice convergenza di spazi e usi possibili, nonché una sfida progettuale per la ricchezza delle sue stratificazioni, che deve garantire dei caratteri di accessibilità fisica, cognitiva e culturale alla scala urbana e architettonica.
Il collegio è frutto di una complessa sedimentazione storica, in cui sono riconoscibili e databili alcuni momenti cronologici principali, confermati dalla ricerca iconografica e documentaria, in particolare le preesistenze medievali, il nucleo originario tardo cinquecentesco a carattere residenziale e gli ampliamenti settecenteschi. Questi sono stati messi in rapporto con i risultati delle indagini sugli aspetti tipologici, dimensionali, costruttivi e materici del complesso, approfonditi attraverso una campagna di rilievo laser scanner e fotogrammetria terrestre. Lo sguardo aperto all’interfaccia tra fonti di diversa natura riesce a gettare nuova luce sulle vicende storiche tracciate dai cantieri susseguitisi nel tempo, trasformando il complesso.
Il percorso metodologico si fonda su un approccio multidisciplinare volto alla formulazione di una proposta progettuale consapevole, che, attraverso la lettura critica del palinsesto, sia capace di rivelarlo, in una logica di accessibilità non solo fisica ma soprattutto cognitiva e culturale.
La sperimentazione progettuale è chiamata ad affrontare il tema del ripensamento dei luoghi dell’incontro, dove non solo chi vi studia o lavora, ma l’intera comunità urbana dovrebbe essere accolta, estendendo a essa le ricadute che l’istituzione universitaria può avere nella crescita personale e collettiva. L’intento è il ridisegno dell’esistente, attraverso il riconoscimento e la valorizzazione delle tracce e delle invarianti, che definiscono quei codici insiti su cui fondare la continuità di vita di un’architettura profondamente intrisa di valori simbolici che media tra il ‘fuori’ e il ‘dentro’, tra la città e l’università, tra i bisogni e le aspettative della società e le esigenze specifiche di una comunità di studio.
Gli esiti della ricerca









L’Universitas Studiorum Caralitana nasce ufficialmente nel 1607, quando Papa Paolo V concede a Cagliari il riconoscimento di Studio Generale con quattro Collegi d’Insegnamento: Teologia, Legge, Medicina, Filosofia e Arti. Tuttavia, solo nella seconda metà del XVIII secolo l’Università conosce un momento di sviluppo, ostacolata in precedenza da difficoltà economiche.
Prima della fondazione dell’istituzione universitaria, il ruolo di formazione e di disciplinamento fisico e spirituale e dell’istruzione è affidato all’Ordine della Compagnia di Gesù. Fondato da Ignazio di Loyola, esso si distribuisce in modo capillare all’interno dell’isola, esercitando un impatto profondo sulla società sarda, attraverso la missione educativa e le attività religiose, mirando contestualmente all’istruzione delle classi nobili e alla predicazione nelle aree più isolate.
A Cagliari, a partire dal 1557 i Gesuiti avviano la costruzione di un collegio di studi. Esso si trova al centro della città, in un isolato circondato da importanti edifici e vie, favorendo il rapporto con la borghesia e l’aristocrazia. La struttura architettonica del collegio è attentamente pianificata per ottimizzare l’apprendimento, con spazi organizzati in modo razionale.
Al di sotto di una parte dell’edificio si sviluppa un articolato sistema ipogeo di cunicoli, cisterne e gallerie, rilevati durante lo sviluppo della ricerca. Nel 1725 il collegio viene ampliato, ma il progetto rimane incompleto a causa della soppressione dell’Ordine, avvenuta nel 1773. Successivamente, esso accoglie diverse funzioni, quali: la Stamperia Reale (1775), il Regio Archivio (1776), la Reale Udienza e la Corte d’Appello (1849), fino a diventare sede dell’Università a partire dagli anni quaranta del Novecento, accogliendo dal 1967 l’Istituto di Disegno.
Il complesso religioso è costruito secondo un modello, definito dai Gesuiti “modo nostro di procedere”, derivato dai Benedettini, pensato in modo tale che le diverse parti, destinate a scuola, residenza e chiesa, fossero ben collegate, ma allo stesso tempo autonome in termini funzionali.
L’architettura non segue uno stile unitario, ma si basa su un’organizzazione spaziale funzionale, con una netta separazione tra aree pubbliche e comunitarie. Gli edifici si sviluppano intorno a corti interne, con aule, dormitori e collegamenti porticati.
Planimetricamente, tale schema organizza gli edifici destinati a residenza e a scuola intorno a due corti, con l’ubicazione delle scale all’incrocio dei corpi di fabbrica, la dislocazione dei corridoi lungo i prospetti esterni e delle aule e dei dormitori sui cortili interni. Il collegamento tra i due edifici è assicurato mediante la realizzazione di un corpo che risulta porticato al piano terra. Il complesso religioso si evolve in una struttura multifunzionale, riflettendo la capacità dell’Ordine di adattarsi ai cambiamenti sociali.
Nel Collegio di Santa Croce, la chiesa e gli spazi educativi sono strettamente collegati. Il corpo scolastico, con coerenza stilistica sabauda, si differenzia dalla residenza, frutto di successive espansioni. La stratificazione storica ha modificato la struttura, adattandola a diverse esigenze nel tempo. La conservazione e la valorizzazione del complesso sono oggi fondamentali per garantirne la fruizione contemporanea. Il concetto di palinsesto architettonico evidenzia come ogni trasformazione abbia lasciato tracce nel tessuto urbano, rendendo il collegio un elemento vivo della memoria collettiva di Cagliari.
La sfida della tutela del patrimonio storico si lega alla necessità di renderlo compatibile con le esigenze attuali. Il Collegio Gesuitico rappresenta un esempio emblematico di adattamento e continuità, dove la storia e l’architettura si intrecciano in un processo di trasformazione costante. Il riconoscimento della sua identità e la sua integrazione nella città sono essenziali per preservarne il valore culturale e sociale.
Partner
Henge s.r.l., Calcidrata S.p.A.
Riferimenti bibliografici
D.R. Fiorino, C. Giannattasio, M. Porcu, Realtà sotterranee nel quartiere Castello in Cagliari. Rilievi stratigrafici nell’ex complesso gesuitico di Santa Croce, in Arkos (V) n. 23-24 (2018), pp. 29-55
M. Porcu, Realtà sotterranee nel quartiere Castello a Cagliari. Rilievi stratigrafici nell’ex complesso gesuitico di Santa Croce, tesi di laurea in Architettura, Università degli Studi di Cagliari, a.a. 2015/16 (relatrici D.R. Fiorino e C. Giannattasio
C. Lombardo, E.M. Marini, RI-VELARE. Progetto di restauro e valorizzazione del complesso gesuitico di Santa Croce e della Chiesa di Santa Maria del Monte in Cagliari, tesi magistrale in Architettura, Università degli Studi di Cagliari, a.a. 2023/24 (relatori G.B. Cocco e C. Giannattasio; correlatore M. Porcu)
R. Saba, Spazi del quotidiano: riscoprire l’ex collegio gesuitico di Santa Croce e il suo quartiere attraverso la storia dei luoghi tesi magistrale in Architettura, Università degli Studi di Cagliari, a.a. 2024/25 – in corso (relatori G.B. Cocco e C. Giannattasio; correlatore M. Porcu)
M. Porcu, Architetture Dissidenti. Interpretazione e strumenti per il riuso degli spazi eterotopici nella città consolidata, tesi di dottorato nazionale in Heritage Science, La Sapienza Università di Roma – XXXVIII ciclo (tutor C. Giannattasio)
T.K. Kirova, D.R. Fiorino, Le architetture religiose del Barocco in Sardegna: modelli colti e creatività popolare dal XVI al XVIII secolo, Aipsa, Cagliari, 2002.