{"id":1705,"date":"2016-04-06T07:42:17","date_gmt":"2016-04-06T07:42:17","guid":{"rendered":"http:\/\/sites.unica.it\/hbk\/?page_id=1705"},"modified":"2016-10-12T08:01:33","modified_gmt":"2016-10-12T08:01:33","slug":"presentazione","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/notizie-generali\/presentazione\/","title":{"rendered":"Cenni Storici e Principali collezioni"},"content":{"rendered":"<p><strong>l primo tentativo di creare un orto botanico a Cagliari<\/strong>, tra il 1762 e il 1769, viene localizzato nelle vicinanze di viale Regina Margherita, in una localit\u00e0 denominata \u201cSu campu de su Re\u201d. La toponomastica sarda ha conservato ancora una traccia di questo esperimento, poi fallito per l&#8217;inadeguatezza del suolo e la sua sovraesposizione ai venti provenienti dal mare: gli anziani conoscono la zona come \u201cSa butanica\u201d.<\/p>\n<p><strong>Nel corso degli anni\u00a0\u00a0<u><em><a href=\"http:\/\/sites.unica.it\/hbk\/files\/2016\/04\/ortocagliari_1-veduta-aerea.jpg\">la zona prescelta<\/a><\/em><\/u> per la creazione dell&#8217;orto botanico della citt\u00e0 sar\u00e0 quella attuale<\/strong>, nella valle di Palabanda, che nel &#8216;500 appartenne al medico cagliaritano Tommaso Porcell, poi pass\u00f2 prima nelle mani dei Gesuiti, e in seguito in concessione a Stefano Barberis, per diventare un vivaio di gelsi e sede di allevamento dei bachi da seta.<\/p>\n<p>Al proprietario successivo, l&#8217;avvocato Salvatore Cadeddu, \u00e8 legata una famosa vicenda della storia del Regno di Sardegna, denominata \u201ccongiura di Palabanda\u201d, perch\u00e9 fu ordita e si consum\u00f2 proprio nei terreni della valle. L&#8217;avvocato, allora segretario dell&#8217;Universit\u00e0 di Cagliari, e alcuni membri della sua famiglia, organizzarono l&#8217;impresa nella notte del 30 ottobre 1812, con l&#8217;appoggio di una cerchia di professionisti appartenenti alla borghesia cagliaritana. L&#8217;obiettivo, fallito e conclusosi con l&#8217;impiccagione dell&#8217;avvocato e l&#8217;arresto dei suoi complici, era la cacciata del Re Vittorio Emanuele I e della sua dispendiosa corte dalla citt\u00e0, dove avevano trovato rifugio in seguito all&#8217;occupazione francese del Piemonte.<br \/>\n<strong>L&#8217;Universit\u00e0 acquister\u00e0 il terreno solo nel 1858<\/strong>;<\/p>\n<p>L\u2019area, di forma allungata approssimabile a un trapezio scaleno, ha una lunghezza di circa 300 m x 150 m di larghezza. La pianta dell\u2019Orto ricalca prevalentemente quella originale dell\u2019Architetto Gaetano Cima, che si conosce grazie a un disegno del primo capo giardiniere Giovanni Battista Canepa. Le tracce del progetto originale sono maggiormente evidenti nel fondo della valle, dove \u00e8 iniziata la realizzazione del giardino, caratterizzato per una serie di aiuole geometriche (scuola botanica) disposte in modo simmetrico rispetto a un viale centrale rettilineo. Questo si sviluppa dall\u2019ingresso sino alla fontana del piazzale centrale e da questo prosegue sino a una vasca occupata da un maestoso esemplare di\u00a0<em>Taxodium distichum<\/em>\u00a0cui fanno seguito la Fontana Pampanini e il pozzo. Dopo il piazzale centrale sul versante posto a sinistra del viale \u00e8 possibile osservare il settore delle specie succulente, mentre a destra vi sono il \u201cbosco mediterraneo\u201d e \u201cl\u2019Orto dei Semplici. Dal fondovalle presso l\u2019Orto dei Semplici si pu\u00f2 raggiungere la parte pi\u00f9 alta in quota del giardino, dove si trovano gli edifici della Sezione Botanica del Dipartimento di Scienze della vita e dell\u2019Ambiente, tramite una scalinata che ha sostituito negli anni \u201980 del XX secolo la doppia rampa originale.<\/p>\n<p>Oltre alle principali collezioni di seguito citate, nell\u2019Orto vi sono numerosi esemplari arborei notevoli. Questi sono i pi\u00f9 vetusti del giardino perch\u00e9 piantati durante la sua fase costitutiva, quando lo scopo era quello di creare uno stabilimento per l\u2019acclimatazione di specie esotiche, soprattutto tropicali, al fine di stimolare lo sviluppo dell\u2019attivit\u00e0 vivaistica e con l\u2019intento di ricreare un arboreto tropicale. In particolare, oltre al Taxodium distichum, si segnalano esemplari notevoli di <em>Phytolacca dioica, Dracaena draco, Ficus macrophylla<\/em>\u00a0subsp.\u00a0<em>columnaris, Brachychiton acerifolius, Maclura pomifera, Tipuana tipu, Washingtonia robusta, Ceratonia siliqua<\/em>\u00a0e, soprattutto, un maestoso esemplare di\u00a0<em>Euphorbia canariensis<\/em>osservabile presso il muro di confine con l\u2019Anfiteatro.<\/p>\n<p>Nell\u2019Orto sono presenti alcune serre dedicate alle collezioni, delle quali due per le specie succulente (Serra Martinoli e Serra Syrbe) e una recente serra tropicale. Meritano di essere ricordate anche la Grotta Gennari, la Vasca a trifoglio, la Cava romana e il Centro Conservazione Biodiversit\u00e0 (CCB) posti sul lato sinistro dell\u2019Orto; la Passeggiata sopraelevata, la Banca del Germoplasma della Sardegna (BG-SAR) ed il Museo Botanico (MBK) sul lato destro.<\/p>\n<p><strong>LE PRINCIPALI COLLEZIONI<\/strong><\/p>\n<p>Storicamente la collezione \u00e8 sempre stata localizzata nei quadri posti all\u2019ingresso dell\u2019Orto sul lato destro, cos\u00ec come concepito da Gennari costituivano la parte iniziale della \u201cScuola Botanica\u201d.<br \/>\nLa collezione \u00e8 stata nel tempo rinnovata ed ampliata con nuove acquisizioni, a seguire si specificano le specie pi\u00f9 rappresentative:\u00a0<em>Araucaria heterophylla, A. bidwilli, Cycas circinalis, C. revoluta C. rumphii, Cupressus semprervirens, Dioon edule, D. spinulosum, Encephalartos altensteini, Ephedra fragilis, E. nebrodensis, Ginkgo biloba, Juniperus oxycedrus ssp. oxycedrus, Juniperus phoenicea ssp. turbinata, Metasequaoia glyptostroboides, Pinus canariensis, P. halepensis, P. pinea, Podocarpus neriifolius, P. elongatus, Sequoiadendron giganteum, Taxodium distichum, Taxus baccata, Thuja orientalis, Wollemia nobilis, Zamia furfuracea<\/em>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Arecaceae<\/strong><br \/>\nLa gran parte delle specie sono concentrate in un\u2019area dell\u2019Orto denominata \u201cPalmeto\u201d dove si \u00e8 cercato di ricostruire l\u2019habitat di un\u2019oasi utilizzando il ricircolo dell\u2019acqua proveniente dalla Vasca Trifoglio. Le specie di maggior interesse sono:<em>Archontophoenix cunninghamiana, Chamaerops humilis, Howea forsteriana, Washingtonia robusta, Chamaedorea metallica, C. ernesti-augusti, C. oblongata, Phoenix canariensis, P. dactylifera, Sabal palmetto, Strelitzia alba<\/em>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Piante succulente<\/strong><\/p>\n<p>Viene definito \u201cDeserto\u201d il settore dell\u2019Orto Botanico destinato all\u2019esposizione delle specie succulente all\u2019aperto. Nello stesso si possono distinguere due sottosettori, quello delle piante di origine africana e quello relativo alla flora neotropicale. Oltre a questi settori si evidenzia la presenza di due serre fredde (Serra Syrbe e Serra Martinoli) dedicate alle succulente. A seguire si specificano alcune delle specie presenti:\u00a0<em>Agave ferox, A. stricta, A. americana, Echinocactus grusonii, Echinocereus triglochidiatus, Espostoa lanata, Euphorbia. canariensis, E. candelabrum, E. caput-medusae, E. coerulescens, E. grandidens, E. pseudocactus, E. stenoclada, E. tirucalli, E. triangularis, E. xylophylloides, Ferocactus robustus, Kalanchoe beharensis, Kedrostis africana, Lithops sp. pl., Nolina longifolia, Opuntia ficus-indica, O. leptocaulis, O. maxima, O. tunicata, Yucca aloifolia, Y. elephantipes, Y. filifera<\/em>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Orto dei Semplici<\/strong><br \/>\nE\u2019 uno dei settori di pi\u00f9 recente creazione (1996) dell\u2019Orto Botanico di Cagliari. E\u2019 stato concepito per ospitare le piante officinali (i semplici) pi\u00f9 utilizzate nella tradizione popolare e quelle che la moderna scienza erboristica considera pi\u00f9 efficaci. In considerazione del fatto che molte delle piante officinali sono anche aromatiche, il settore \u00e8 stato sin dall\u2019inizio concepito per essere fruibili da ipovedenti e non vedenti e attrezzato a questo scopo con pannelli esplicativi in caratteri Braille e corrimano attorno ad alcune aiuole. Il settore, il cui disegno geometrico si ispira a quello degli antichi orti dei semplici, \u00e8 suddiviso in sottosettori che corrispondono alle funzioni medicinali di utilizzo pi\u00f9 corrente dei taxa. Tra le numerose specie presenti ricordiamo:\u00a0<em>Arbutus unedo, Borago officinalis, Calendula officinalis, Cassia alexandrina, Catha edulis, Chelidonium majus, Chrysanthemum cinerariifolium, Cinnamonum camphora, Conium maculatum, Crataegus monogyna, Digitalis purpurea var. gyspergerae, Glycyrrhiza glabra, Melia azedarach, Papaver somniferum, Ricinus communis, Ruta chalepensis, Sambucus nigra, Satureja thymbra, Taxus baccata, Valeriana officinalis<\/em>.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Specie mediterranee (roccaglie della biodiversit\u00e0, esposizione delle geofite, bosco mediterraneo)<\/strong><br \/>\n<u>Esposizione delle geofite<\/u><br \/>\nSettore di recente allestimento (2009) posto in prossimit\u00e0 delle roccaglie della biodiversit\u00e0. Ospita una collezione in vaso di circa 200 esemplari relativi alle principali geofite del Mediterraneo. A titolo esemplificativo vengono riportate alcune delle specie pi\u00f9 salienti:\u00a0<em>Allium sp. pl., Androcymbium rechingeri, Arum pictum, Bellevalia brebipedicellata, Bellevalia sitiaca, Biarum arundanum, Brimeura fastigiata, Charybdis undulata, Colchicum rechingeri, Crocus minimus, Crocus sieberi, Cyclamen hederifolium, Helicodiceros muscivorus, Leucojum aestivum, Loncomelos pyrenaicus, Moraea sisyrinchium, Muscari neglectum, Narcissus papyraceus, N. supramontanus, N. tazetta, Ophrys speculum, Ornithogalum arabicum, O. gr. umbellatum, O. sessiliflorum, Pancratium maritimum, Prospero obtusifolia, Ranunculus ficaria, Scilla peruviana, Simethis mattiazzi, Triglochin laxiflorum<\/em>.<\/p>\n<p><u>Bosco mediterraneo<\/u><br \/>\nIn questo settore si trovano alcune delle specie tipiche della vegetazione boschiva mediterranea. In particolare sono presenti specie arbustive di ambienti di macchia e specie arboree caratteristiche delle leccete. Tra le specie presenti ricordiamo:<em>\u00a0Acer monspessulanum, Ampelodesmos mauritanicus, Anagyris foetida, Asparagus acutifolis, Buxus balearica, Ceratonia siliqua, Chamaerops humilis, Fraxinus ornus, Juniperus phoenicea subsp. turbinata, Laurus nobilis, Lycium europaeum, Medicago arborea, Nerium oleander, Olea europaea, Phillyrea angustifolia, Phillyrea latifolia, Pinus halepensis, Pistacia lentiscus, Quercus calliprinos, Quercus dalechampii, Quercus ilex, Rhamnus alaternus, Ruscus aculeatus, Smilax aspera, Taxus baccata, Vitis sylvestris<\/em>.<\/p>\n<p><u>Macchia mediterranea<\/u><br \/>\nIn questa piccola area situata all\u2019imboccatura della cisterna romana sono presenti specie mediterranee eliofile e termofile caratteristiche della macchia mediterranea della Sardegna. Tra le speice di maggior rilievo ricordiamo:\u00a0<em>Anthyllis barba-jovis, Arbutus unedo, Asparagus acutifolius, Brassica insularis, Buxus balearica, Euphorbia pithyusa subsp. pithyusa, Genista sardoa, Juniperus oxycedrus subsp. oxycedrus, Myrtus communis subsp. communis, M. communis subsp. tarentina, Pinus halepensis, Polygonum scoparium, Rhamnus alaternus, Rosmarinus officinalis, Santolina insularis, Sarcopoterium spinosum, Satureja thymbra, Teucrium flavum subsp. glaucum, Teucrium marum, Thymbra capitata<\/em>.<\/p>\n<p><u>Roccaglie della Biodiversit\u00e0<\/u><br \/>\nLe roccaglie sono degli allestimenti con lo scopo di ricreare in un Giardino o in un Orto Botanico le condizioni nelle quali si trovano in natura le piante che vivono in ambienti rupicoli o comunque in suoli ricchi di scheletro. Le roccaglie della biodiversit\u00e0, inaugurate nella primavera del 2004, sono la pi\u00f9 recente installazione dell\u2019Orto Botanico di Cagliari, nella quale vengono conservate ex situ ed esposte specie endemiche, rare, e\/o minacciate dei sistemi insulari del Mediterraneo occidentale ed in particolare della Sardegna. La loro organizzazione risponde, pertanto, a finalit\u00e0 di tipo didattico e di studio di esemplari appartenenti a specie e generi critici dal punto di vista tassonomico. Quando possibile, inoltre, vi vengono raccolti i semi delle piante che si intende conservare e\/o scambiare con altre istituzioni scientifiche tramite\u00a0<em>Index Seminum<\/em>. Allo scopo di rappresentare la variet\u00e0 dei substrati litologici presenti in Sardegna, le roccaglie sono state realizzate utilizzando tre tipi differenti di pietra. Vi sono quindi i settori granitico, calcareo e metamorfico. L\u2019utilizzo di questi differenti materiali non risponde solo allo scopo di inserire le piante in una cornice che ricordi l\u2019ambiente originario, ma \u00e8 anche un\u2019esigenza pratica legata alla presenza di specie calcifughe che non tollererebbero il substrato dell\u2019Orto Botanico, costituito da calcari miocenici. Per questo motivo il pH del terriccio dei settori granitico e metamorfico viene periodicamente tamponato mediante l\u2019impiego di torba e chelati di ferro. Ogni settore \u00e8 a sua volta suddiviso in una serie di aiuole, ognuna delle quali realizzata secondo criteri di carattere biogeografico, tassonomico o ecologico, che costituiscono un \u201ctema\u201d. Tali criteri mirano a mettere in evidenza rispettivamente la peculiarit\u00e0 nella distribuzione di taxa e a rappresentare le entit\u00e0 pi\u00f9 significative di un territorio, sono pensati per consentire un confronto immediato tra taxa affini, appartenenti ad un medesimo gruppo, genere, o sui quali sono in corso studi tassonomici, o evidenziano i contingenti di taxa caratteristici di alcuni habitat della Sardegna. \u00c8 possibile che la stessa specie sia presente all\u2019interno delle roccaglie in settori differenti, questo accade perch\u00e9 vi sono specie che vivono su pi\u00f9 substrati; nel posizionarle si \u00e8 tenuto conto prioritariamente dell\u2019ambiente dal quale sono state prelevate, oltre che dei criteri su esposti.<br \/>\nAttualmente nelle roccaglie della biodiversit\u00e0 sono presenti circa 150 taxa, a seguire si evidenziano le pi\u00f9 rappresentative:<em>Allium parciflorum, Alyssum tavolarae, Ambrosinia bassii, Anagallis monelli, Anchusa formosa, Anemone coronaria, Anemone palmata, Anthyllis barba-jovis, Arum italicum subsp. italicum, A. pictum, Asphodelus fistulosus, Asteriscus maritimus, Astragalus maritimus, A. terracianoi, A. verrucosus, Barbarea rupicola, Bellium crassifolium, B. crassifolium var. canescens, Biarum dispar, Bituminaria morisiana, Brassica insularis, Brassica insularis, Bryonia marmorata, Buxus balearica, Calystegia soldanella, Carex microcarpa, Centaurea horrida, Centranthus trinervis, Cephalaria mediterranea, Charybdis maritima, C. pancration, Cheilanthes guanchica, Cneorum tricoccon, Colchicum autunnale, Crocus minimus, Cyclamen hederifolium, C. repandum subsp. repandum, Daucus gingidium subsp. fontanesi, D. gingidium subsp. mauritanicus, Dianthus morisianus, D. mossanus, Dorycnium pentaphyllum, Echium anchusoides, Ephedra major, Erodium corsicum, Euphorbia cupanii, E. pithyusa subsp. pithyusa, E. spinosa subsp. spinosa, Ferula arrigonii, Galium glaucophyllum, Genista corsica, G. sardoa, G. valsecchiae, Globularia alypum, Helichrysum saxatile subsp. morisianum, H. saxatile subsp. saxatile, Helicodiceros muscivorus, Helleborus lividus subsp. corsicus, Hyoseris taurina, Iberis integerrima, Iris planifolia, Lactuca longidentata, Lavatera maritima, Limonium carisae, L. carisae, L. cornusianum, L. dubium, L. merxmuelleri, L. sulcitanum, L. tigulianum, L. nymphaeum, Loncomolos narbonense, Melissa officinalis subsp. altissima, Mercurialis corsica, Morisia monanthos, Narcissus serotinus, Pancratium maritimum, Petasites fragans, Phyllitis scolopendrium subsp. scolopendrium, Polygonum scoparium, Ptilostemon casabonae, Rhamnus persicifolia, Ribes sandalioticum, R. sardoum, Rouya polygama, Rumex suffocatus, Santolina insularis, Sarcopoterium spinosum, Satureja thymbra, Scilla obtusifolia subsp. obtusifolia, Scorzonera callosa, Scrophularia canina subsp. bicolor, Sesleria insularis subsp. barbaricina, Sesleria insularis subsp. insularis, Sesleria insularis subsp. morisiana, Silene succulenta subsp. corsica, Soleirolia soleirolii, Stachys glutinosa, Teline monspessulana, Teucrium capitatum subsp. capitatum, Teucrium massiliense, Teucrium polium subsp. polium, Thymelaea hirsuta, Thymus herba-barona.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left\"><strong>\u00a0Attivit\u00e0 di ricerca<\/strong><\/p>\n<p>Attualmente l\u2019Orto Botanico \u00e8 una struttura autonoma e costituisce un Centro Servizi di Ateneo denominato HBK, acronimo che richiama il primo nome che fu attribuito alla struttura: Hortus Botanicus Karalitanus. HBK \u00e8 costituito anche da un Museo Botanico (MBK) e da una specifica struttura per la conservazione ex situ del germoplasma, denominata Banca del Germoplasma della Sardegna (BG-SAR). La banca si occupa della raccolta e conservazione a lungo periodo delle unit\u00e0 tassonomiche a maggior rischio di estinzione della Sardegna e pi\u00f9 in generale dei territori mediterranei insulari. Attualmente \u00e8 riconosciuta ufficialmente dal MATTM, dalla RAS e dalla Provincia di Cagliari, partecipa alle reti europee ENSCONET e GENMEDA, oltre a quella nazionale RIBES.<br \/>\nDurante gli ultimi 10 anni gli sforzi ed il lavoro sviluppato dal personale di BG-SAR hanno consentito di poter arrivare a conservare oltre 3000 accessioni relative a circa 1000 unit\u00e0 tassonomiche. Questi dati consentono di poter confermare che attualmente viene conservato ex situ a lungo periodo circa il 90% delle specie minacciate per i territori regionali. Parallelamente sono stati attivati, di concerto con l\u2019Amministrazione Regionale e l\u2019Ente Foreste della Sardegna, progetti di moltiplicazione e reintroduzioni in situ per le specie maggiormente in pericolo, garantendo anche il rispetto degli obiettivi fissati dalla GSPC.<\/p>\n<p><strong>BIBLIOGRAFIA<\/strong><\/p>\n<p>BACCHETTA G., DEMURTAS A. &amp; C. PONTECORVO, 2004 \u2013 T<em>he Biodiversity Conservation Centre of Cagliari<\/em>\u00a0(Italy). Scripta Bot. Belg., 29: 79-82.<br \/>\nBACCHETTA G., FENU G., MATTANA E., PIOTTO B.&amp; M. VIREVAIRE (a cura di), 2006 \u2013\u00a0<em>Manuale per la raccolta, studio, conservazione e gestione ex situ del germoplasma<\/em>. APAT, Roma, 244 pp.<br \/>\nGIACOMINI V., 1971.\u00a0<em>Commemorazione del Prof. Giuseppe Martinoli (1911-1970)<\/em>. Ann. Bot., 30: 1-15, Roma (1970-71).<br \/>\nLAI A. (ed.), 2001. Cagliari monumenti aperti. Associazione culturale Imago Mundi, Cagliari.<br \/>\nMAMELI-CALVINO E., 1928. R. Orto Botanico dell\u2019Universit\u00e0 di Cagliari.<br \/>\nMARTINOLI G., 1952. Renato Pampanini (1875-1949). Lav. Ist. Bot. Univ. Cagliari, 1: 2-5.<br \/>\nMATTANA E., FENU G. &amp; G. BACCHETTA, 2005 \u2013\u00a0<em>La Banca del Germoplasma della Sardegna (BG-SAR): uno strumento per la conservazione del germoplasma autoctono sardo<\/em>. Inform. Bot. Ital., 37: 144-145.<br \/>\nMEDA P., 1996.\u00a0<em>Guida agli Orti e Giardini Botanici<\/em>. Editoriale Giorgio Mondadori, Milano.<br \/>\nMELETTI P., 1963. L\u2019Orto Botanico di Cagliari. Agricoltura, 4: 1-8.<br \/>\nMOSSA L. &amp; DEL PRETE C., 1992.\u00a0<em>L\u2019Orto Botanico dell\u2019Universit\u00e0 di Cagliari<\/em>. Edizioni Grifo, Palermo.<br \/>\nSORGIA G.C., 1986.\u00a0<em>Lo studio generale cagliaritano. Storia di una Universit\u00e0<\/em>. STEF, Cagliari.<br \/>\nCAVARA F., 1900.\u00a0<em>L\u2019Orto Botanico di Cagliari come Giardino di acclimatazione e come Istituto Scientifico<\/em>. Nuovo Giornale Botanico Italiano, n.s., 8: 28-48.<br \/>\nCHIAPPINI M., 1966.\u00a0<em>L\u2019Orto Botanico della Universit\u00e0 di Cagliari nel I Centenario della Fondazione (15 novembre 1866)<\/em>. Giorn. Bot. Ital., 73: 266-272.<br \/>\nCHIAPPINI M., 1967.\u00a0<em>Acclimatation de plantes tropicales en Sardaigne<\/em>. Morisia, 1: 1-56.<br \/>\nDEL PLANTA A., 1983.\u00a0<em>Un Architetto e la sua citt\u00e0. L\u2019opera di Gaetano Cima (1805-1878) nelle carte dell\u2019Archivio Comunale di Cagliari<\/em>. Edizioni della Torre, Cagliari.<br \/>\nFLORIS A., 1984.\u00a0<em>Orto Botanico di Cagliari. Analisi delle \u201ccavit\u00e0\u201d presenti al suo interno e proposte per la loro utilizzazione ai fini della fruizione pubblica<\/em>. 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Odissea Semina 4: 14-15.<\/p>\n<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/sites.unica.it\/hbk\/files\/2016\/04\/orto-botanico.jpg\" rel=\"attachment wp-att-1708\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1708\" src=\"http:\/\/sites.unica.it\/hbk\/files\/2016\/04\/orto-botanico-300x217.jpg\" alt=\"orto botanico\" width=\"300\" height=\"217\" srcset=\"https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/files\/2016\/04\/orto-botanico-300x217.jpg 300w, https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/files\/2016\/04\/orto-botanico-768x555.jpg 768w, https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/files\/2016\/04\/orto-botanico-1024x740.jpg 1024w, https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/files\/2016\/04\/orto-botanico.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>l primo tentativo di creare un orto botanico a Cagliari, tra il 1762 e il 1769, viene localizzato nelle vicinanze di viale Regina Margherita, in una localit\u00e0 denominata \u201cSu campu de su Re\u201d. La toponomastica sarda ha conservato ancora una traccia di questo esperimento, poi fallito per l&#8217;inadeguatezza del suolo e la sua sovraesposizione ai venti provenienti dal mare: gli anziani conoscono la zona come \u201cSa butanica\u201d. Nel corso degli anni\u00a0\u00a0la zona prescelta per la creazione dell&#8217;orto botanico della citt\u00e0 sar\u00e0 quella attuale, nella valle di Palabanda, che nel &#8216;500 appartenne al medico cagliaritano Tommaso Porcell, poi pass\u00f2 prima nelle <a href='https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/notizie-generali\/presentazione\/' class='excerpt-more'>[&#8230;]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2585,"featured_media":0,"parent":1702,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1705","page","type-page","status-publish","hentry","post-seq-1","post-parity-odd","meta-position-corners","fix"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1705","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2585"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1705"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1705\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1844,"href":"https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1705\/revisions\/1844"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/1702"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/sites.unica.it\/hbk\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1705"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}