{"id":1675,"date":"2016-09-26T09:15:48","date_gmt":"2016-09-26T09:15:48","guid":{"rendered":"http:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/?page_id=1675"},"modified":"2016-10-17T10:15:08","modified_gmt":"2016-10-17T10:15:08","slug":"il-pino-marittimo-di-pattada","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/il-pino-marittimo-di-pattada\/","title":{"rendered":"Il Pino Marittimo di Pattada"},"content":{"rendered":"<p><strong>Il caso studio: il pino marittimo di Pattada<\/strong><\/p>\n<p>Lo scopo di questo paragrafo \u00e8 la definizione delle caratteristiche chimiche di una fitomassa arborea, nel caso specifico il <em>Pinus pinaster<\/em> (pino marittimo) con il fine di determinarne il potenziale energetico.<br \/>\nA tale scopo sono state eseguite l&#8217;analisi prossima e ultima sui campioni provenienti da un impianto di realizzato a met\u00e0 degli anni &#8217;80 nel comune di Pattada.<br \/>\nIl gruppo di lavoro della Facolt\u00e0 di Scienze Forestali di Nuoro ha provveduto al campionamento e alla cippatura della biomassa.<\/p>\n<p><strong>Inquadramento territoriale dell&#8217;area di studio<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;area esaminata \u00e8 situata nella parte del territorio comunale a sud dell&#8217;abitato di Pattada (figg. 2.1 \u2013 2.2) a circa 900 metri s.l.m (Suelzu Mameli, Sa muzzere, Marialanedda, Su Piscamu,) in un contesto di forte interazione sia con le attivit\u00e0 zootecniche sia turistico-ricreative (Solorche, Su giardinu).<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_1.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone wp-image-1676\" src=\"http:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_1-300x163.png\" alt=\"fig2_1\" width=\"441\" height=\"239\" srcset=\"https:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_1-300x163.png 300w, https:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_1.png 643w\" sizes=\"(max-width: 441px) 100vw, 441px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Fig. 1 Collocazione geografica dell\u2019area di studio.<\/p>\n<p>L&#8217;impianto di conifera occupa attualmente una superficie di oltre 16 ettari. Di questi, poco meno di 4 sono costituiti da popolamenti puri di pino marittimo (<em>Pinus pinaster<\/em>, Aiton) su cui sono state effettuate le operazioni di scelta e abbattimento delle 9 piante per la produzione dei campioni di fitomassa e per le analisi incrementali di dettaglio. La restante porzione dell&#8217;impianto (circa 12 ettari) \u00e8 costituita da popolamenti puri di pino laricio (<em>Pinus nigra<\/em> subsp <em>laricio<\/em>, (Poir.) Maire) mentre circa un ettaro \u00e8 rappresentato da popolamenti a prevalenza di pino laricio con una percentuale molto bassa di pino marittimo (meno del 5-10% del numero totale di individui). La nascita di queste numerose realt\u00e0 territoriali \u00e8 dovuta alle politiche di forestazione produttiva sviluppate in Sardegna tra gli anni &#8217;70-&#8217;80 e che hanno visto nel Progetto Speciale 24 della Cassa del Mezzogiorno il principale strumento attuativo. Anche nel comune di Pattada \u00e8 stato presentato, dalla Ditta SARFOR, un progetto generale per lo sviluppo della forestazione produttiva il quale riguardava diversi ambiti territoriali, in particolare a nord del paese (versante settentrionale del monte Lerno) e a sud dell&#8217;abitato, nell&#8217;area oggetto di studio.<\/p>\n<p>Le opere sono cominciate a partire dal 1985. Queste prevedevano la preparazione del terreno (lavorazione andante su pendenze inferiori al 35% o realizzazione di gradonamenti per pendenze superiori), la piantagione e la semina della conifera talvolta associata alla sughera, opere sussidiarie (viali tagliafuoco, piste forestali, \u2026 ) e l&#8217;esecuzione di cure colturali successive all&#8217;impianto.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_2.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1677\" src=\"http:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_2-300x212.png\" alt=\"fig2_2\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_2-300x212.png 300w, https:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_2.png 580w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Fig. 2 Dettaglio della collocazione geografica dell\u2019area di studio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;attuale struttura del popolamento esaminato \u00e8 il risultato di interventi intercalari (diradamenti) realizzati in assenza di un piano di gestione, con modalit\u00e0 ed intensit\u00e0 molto varie. In particolare, nei settori di interesse con presenza di pino marittimo si osservano un diradamento geometrico con eliminazione di un intero filare ogni due (nel blocco B2), diradamenti a carico di piante dominate\/sottomesse, interventi uniformemente distribuiti lungo le file e, in alcuni tratti, assenza totale di interventi. Anche nella parte pi\u00f9 estesa a prevalenza di pino laricio \u00e8 possibile osservare situazioni simili.<\/p>\n<p><strong>Raccolta e preparazione dei campioni<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;abbattimento degli alberi \u00e8 avvenuto in settori di impianto denominati A1, B1 e B2 (fig. 2.3) che indicano rispettivamente: zona di prelievo a bassa densit\u00e0, alta densit\u00e0 e media densit\u00e0.<br \/>\nCome da protocollo, sono stati selezionati nove alberi campione suddivisi in gruppi di tre (a rappresentare tre gradienti di concorrenza) individuando tre porzioni con corteccia cos\u00ec suddivise:<\/p>\n<p>&#8211; Porzione A (d &gt; 20 cm) fusto [legname];<\/p>\n<p>&#8211; Porzione B (d &lt; 20 cm) fusto [legna];<\/p>\n<p>&#8211; Porzione C (d &lt; 5 cm) cimale, rami, aghi e coni [residui];<\/p>\n<p>Complessivamente sono stati prodotti 27 campioni di fitomassa: 3 porzioni per 3 alberi (grande, medio, piccolo) per 3 gradienti di concorrenza.<br \/>\nSuccessivamente i campioni sono stati suddivisi in 9 gruppi (HDT, MDT..ect..) in base al taglio (T=tronco, TM=tronco medio, R=rami) e in base alla densit\u00e0 di prelievo (H=alta densit\u00e0, M=media densit\u00e0, B=bassa densit\u00e0).\u00a0Una volta abbattuti, gli alberi campione sono stati cippati e conservati in sacchi traspiranti di rafia da 20 kg c.a ciascuno e inviati al laboratorio di biomasse e biocombustibili di Sardegna Ricerche (UTA) per la caratterizzazione chimica.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_3.png\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-1678\" src=\"http:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_3-300x201.png\" alt=\"fig2_3\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_3-300x201.png 300w, https:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_3-768x514.png 768w, https:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_3-1024x685.png 1024w, https:\/\/sites.unica.it\/fitogen\/files\/2016\/09\/fig2_3.png 1268w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Fig. 3 Settori di abbattimento degli alberi per la raccolta dei campioni.<\/p>\n<p><strong>Stima della quantit\u00e0 di biomassa ritraibile dall&#8217;area di studio<\/strong><\/p>\n<p>La stima \u00e8 riferita ai popolamenti di pino marittimo corrispondenti ai settori contrassegnati con i codici identificativi A1, B1, B2 e D2. Per i popolamenti campionati abbiamo considerato le terne di valori: <em>dg <\/em>(diametro medio di area basimetrica), <em>hg <\/em>(altezza corrispondente a <em>dg<\/em>) e <em>n_ha <\/em>(numero di piante ad ettaro). Per il calcolo della fitomassa abbiamo quindi utilizzato l&#8217;equazione di previsione, riferita al pino marittimo, fornita da INFC (Inventario Nazionale Forestale e dei serbatoi di Carbonio):<\/p>\n<p><em>dw = b1 + b2 * dg\u00b2 * hg<\/em>.<\/p>\n<p>Moltiplicando <em>dw <\/em>(peso secco del fusto e dei rami grossi espresso in kg) per <em>n_ha <\/em>si generalizza il dato al settore di interesse.<\/p>\n<p>A questo punto, per ogni settore (A1, B1, B2 e D2) consideriamo le seguenti due ipotesi:<\/p>\n<ol>\n<li>destinazione integralmente per energia<\/li>\n<li>destinazione per energia solo del residuo rispetto all&#8217;uso strutturale (20% della quota strutturale nel caso peggiore e 40% della quota strutturale in quello migliore).<\/li>\n<\/ol>\n<p>La considerazione che sta alla base di questa seconda ipotesi \u00e8 che l\u2019uso del legno come risorsa energetica non costituisce, in particolare dal punto di vista ecologico, un uso ottimale. Se \u00e8 economicamente realizzabile sarebbe meglio utilizzare questa risorsa a fini strutturali, in impieghi che sfruttano altre caratteristiche del materiale e che contribuiscono quindi a mantenere fissato il carbonio atmosferico di cui \u00e8 fatto il legno. In questo senso \u00e8 corretto ed opportuno riferire l\u2019uso energetico ai \u201cresidui\u201d della lavorazione del legno, ovvero a quella porzione della risorsa che non \u00e8 possibile utilizzare in modo migliore. Questa seconda ipotesi tiene quindi conto della stima delle perdite di lavorazione e\/o difetti assortimentali che rendono disponibile una certa quantit\u00e0 di fitomassa (appunto il 20% della quota strutturale nel caso peggiore e il 40% in quello migliore).<\/p>\n<p>Per rendere pi\u00f9 immediata la lettura ti propongo quindi il totale (considerando tutti i settori) e due casi estremi: quello del settore B1 che presenta il maggior valore di fitomassa ad ettaro e quello del settore B2 che presenta il valore minore.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il caso studio: il pino marittimo di Pattada Lo scopo di questo paragrafo \u00e8 la definizione delle caratteristiche chimiche di una fitomassa arborea, nel caso specifico il Pinus pinaster (pino marittimo) con il fine di determinarne il potenziale energetico. A tale scopo sono state eseguite l&#8217;analisi prossima e ultima sui campioni provenienti da un impianto di realizzato a met\u00e0 degli anni &#8217;80 nel comune di Pattada. Il gruppo di lavoro della Facolt\u00e0 di Scienze Forestali di Nuoro ha provveduto al campionamento e alla cippatura della biomassa. 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