{"id":1568,"date":"2013-12-01T15:45:00","date_gmt":"2013-12-01T15:45:00","guid":{"rendered":"http:\/\/sites.unica.it\/cagliaripersia\/?page_id=1568"},"modified":"2013-12-04T13:04:12","modified_gmt":"2013-12-04T13:04:12","slug":"linsegnamento-della-lingua-persiana-in-italia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/sites.unica.it\/cagliaripersia\/linsegnamento-della-lingua-persiana-in-italia\/","title":{"rendered":"Italia e lingua persiana"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\"><strong><a href=\"http:\/\/sites.unica.it\/cagliaripersia\/files\/2013\/11\/cropped-unica_Persia.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1459\" alt=\"cropped-unica_Persia.jpg\" src=\"http:\/\/sites.unica.it\/cagliaripersia\/files\/2013\/11\/cropped-unica_Persia.jpg\" width=\"1000\" height=\"85\" srcset=\"https:\/\/sites.unica.it\/cagliaripersia\/files\/2013\/11\/cropped-unica_Persia.jpg 1000w, https:\/\/sites.unica.it\/cagliaripersia\/files\/2013\/11\/cropped-unica_Persia-300x25.jpg 300w, https:\/\/sites.unica.it\/cagliaripersia\/files\/2013\/11\/cropped-unica_Persia-2x2.jpg 2w\" sizes=\"(max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/a>La storia dell&#8217;insegnamento di lingua persiana in Italia<\/strong><\/p>\n<p><em>Professore <strong>Carlo Saccone<\/strong> al suo ritorno dall&#8217;Iran in occasione della commemorazione il poeta perSiano Hafez in un intervista racconta la storia dell&#8217;Insegnamento di lingua persiana in Italia.<\/em><\/p>\n<p><strong>1. La cultura e letteratura persiana quanto possono interessare gli italiani?<\/strong><\/p>\n<p>In Italia esiste un pubblico di lettori molto particolare. Da un lato si dice che la gran parte degli italiani, anche giovani purtroppo, legge poco, meno di due libri in un anno. Dall\u2019altra, quelli che leggono sono estremamente curiosi anche verso le culture letterarie di paesi extraeuropei. Certamente qui un ruolo importante lo giocano gli \u201cscrittori migranti\u201d: l\u2019esempio pi\u00f9 noto \u00e8 quello degli scrittori di origine indiana o pakistana che scrivono in inglese o quelli di origine maghrebina che scrivono in francese. Chi meglio di loro \u00e8 riuscito a fare conoscere il paese e la cultura dei paesi di provenienza?<br \/>\nAnche in Italia cominciamo ad avere una giovane generazione di valenti scrittori italo-iraniani (Zarmandili, Ziarati, Norozi) che pubblicano in italiano romanzi o poesie, con case editrici o su riviste. Sono loro i migliori ambasciatori della cultura iraniana in Italia e possiamo solo augurarci che il loro numero aumenti costantemente di anno in anno!<\/p>\n<p><strong>2. Cosa sono affinit\u00e0 tra la lingua persiana e italiana?<\/strong><\/p>\n<p>Sono due lingue appartenenti alla stessa grande famiglia delle \u201clingue indo-europee\u201d: l\u2019italiano al ramo occidentale e il farsi al ramo orientale. Quando presento i miei corsi di letteratura persiana agli studenti italiani comincio sempre da qui. Per esempio mostro loro come tante parole hanno manifestamente un etimo o radice comuni: padre (<em>padar<\/em>), madre (<em>madar<\/em>), e alcune sono persino identiche: chi (<em>ki<\/em>), che (<em>ke<\/em>). Ma ci sono altre parole che rivelano un etimo o radice comune con altre lingue europee per esempio con l\u2019inglese: daughter (<em>dokhtar<\/em>), brother (<em>barodar<\/em>)\u2026 Quando spiego che tanta poesia persiana classica ci mostra il poeta che va in cerca di \u201cinfamia\u201d (bad-nami), i miei studenti scoprono con meraviglia che <em>bad<\/em> \u00e8 identico all\u2019inglese <em>bad<\/em> e <em>nami<\/em> richiama subito l\u2019italiano nome o nomea.<br \/>\nMa forse l\u2019aspetto comune che sorprende di pi\u00f9 \u00e8 la ricca sonorit\u00e0, potrei dire la qualit\u00e0 musicale: persiano e italiano sono due lingue piene di vocali, di suoni aperti e pieni, che producono un eloquio dolce e seducente in confronto alle \u201casperit\u00e0\u201d di certe lingue come l\u2019arabo o il tedesco, che ne fanno insomma lingue particolarmente adatte al canto. E non \u00e8 un caso che l\u2019italiano nel mondo europeo e il persiano nel mondo mediorientale (in realt\u00e0 anche pi\u00f9 a est, almeno fino all\u2019India, e fino in Asia Centrale) siano guardati come lingue musicali per eccellenza. Sappiamo che l\u2019opera lirica italiana \u00e8 studiata ovunque, dal Giappone all\u2019America; ma sappiamo anche che i motreban dell\u2019Iran medievale e le cantanti persiane venivano ricercati dappertutto, da Istanbul fino alla Cina del Celeste Impero. Mohammad Iqbal, il padre della patria pakistana recitava e cantava i suoi <em>ghazal<\/em> persiani, che venivano poi recitati e cantati in tutta l\u2019India allora colonia britannica fino a Calcutta.<\/p>\n<p><strong>3. Gli scrittori persiani quanto sono conosciuti in Italia?<\/strong><\/p>\n<p>In assoluto si pu\u00f2 dire che Omar Khayyam e Rumi (Molavi) sono gli autori pi\u00f9 noti. L\u2019Italia come ben sappiamo \u00e8 la patria del vino e della \u201cdolce vita\u201d\u2026 e come non potrebbe amare Omar Khayyam, il poeta che loda il vino e l\u2019amore in ognuna delle sue quartine? Se non fosse nato in Iran, io credo che poteva nascere soltanto in Italia! Le traduzioni di Alessandro Bausani (Einaudi, Torino 1956) e di Francesco Gabrieli (Newton Compton, Roma 1973) sono sempre ristampate da almeno cinquant\u2019anni e sono divenuti dei veri long sellers. Rumi (<em>Molavi<\/em>) invece viene di solito scoperto da coloro che, avendo forti interessi spirituali, studiano il sufismo (<em>tasavvof<\/em>) e prima o poi incontrano la grande poesia di Rumi: il <em>Divan<\/em> tradotto in forma antologica da Alessandro Bausani (Poesie mistiche, Rizzoli, Milano 1980) e il <em>Mathnavi-ye ma\u2019navi<\/em> tradotto da Gabriele Mandel (Bompiani, Milano 2006). Un terzo autore che ha avuto un notevole successo in Italia e di cui \u00e8 stato tradotto moltissimo \u00e8 Faridoddin \u2018Attar, di cui si pu\u00f2 leggere in italiano il <em>Mantiq al-Tayr<\/em> (Il verbo degli uccelli, Oscar Mondadori, Milano 1999) che ebbi l\u2019onore di tradurre la prima volta nel 1986, Elahi-name (Il libro divino, a cura di M.T. Granata, Rizzoli, Milano 1990), Bolbol-name (L\u2019usignuolo e la rosa, Carocci, Roma 2003), Mosibat-name (Il libro del cammino, a cura di S. Zanardo, Ariele, Milano 2012) e Tadhkirat al-Awliya\u2019 (Parole di sufi, SE, Milano 2011, a cura di L. Prinoli).<br \/>\nA un livello superiore, troviamo coloro che sono interessati alla letteratura e curiosi di scoprire altri mondi e civilt\u00e0 letterarie. Qui si collocano quei lettori che scoprono Hafez di cui sono disponibili ben tre traduzioni integrali del divan, di G. D\u2019Erme (Canzoniere, 3 voll., Istituto Universitario Orientale, Napoli 2004-2008) , di Pell\u00f2-Scarcia (Ariele, Milano 2005) e di C. Saccone (3 voll. Carocci, Roma 1998-2011); oppure che scoprono il grandissimo Nezami di cui si pu\u00f2 leggere Haft peykar (Le sette principesse, Rizzoli, Milano 1982) tradotto a A. Bausani, o Leyl\u00e0 o Majnun (Adelphi, Milano 1985) tradotto da G. Calasso, o la seconda parte dell\u2019 Eqbal-name (Il libro della fortuna di Alessandro, Rizzoli, Milano 1997) tradotto da C. Saccone. Si tratta spesso di studiosi di letterature europee medievali e che hanno modo di verificare i tanti punti d\u2019incontro, per esempio tra l\u2019universo poetico di Hafez e quello della poesia italiana del \u2018200-\u2018300, oppure la vicinanza di temi e motivi tra i poemi di Nezami e l\u2019epica europea medievale (Chretien de Troyes). In particolare a questi studiosi non sfugge certo la grandezza di autori anche meno noti in Italia come Ferdowsi o Gorgani e l\u2019enorme campo di studi di taglio storico e comparativo che si apre dinanzi ai loro occhi.<br \/>\nUn altro settore che ha attratto l\u2019interesse del pubblico italiano \u00e8 quello delle traduzioni di manuali e trattati in prosa. Il lettore italiano oggi pu\u00f2 leggere molte cose interessanti, dal Qabus-name di Key Ka\u2019us (a cura di R. Zipoli, Adelphi, Milano 1981) al Chahar maqale di Nezami Aruzi di Samarkanda (a cura di G. Vercellin, Ed.<br \/>\nUniversit\u00e0 di Venezia 1971), opere importanti che ci illuminano sulla vita delle corti persiane medievali. Ma abbiamo anche in italiano la celebre Tarikh-e Jahangoshay di Ata Malek Joveyni (a cura di G. Scarcia, Mondadori, Milano 1991) e la Vita di Tamerlano di Giyathoddin \u2018Ali di Yazd (a cura di M. Bernardini, Mondadori, Milano 2006), opere biografiche che illustrano la vita di due personaggi fondamentali nella storia dell\u2019Iran. Un interesse costante si \u00e8 manifestato nel pubblico italiano per le opere in prosa connesse al sufismo e all\u2019 \u2018erfan: dal Savaneh al-\u2018Oshshaq di Ahmad Ghazali (Delle occasioni amorose, Carocci, Roma, 2007) al Sad Meydan di Ansari di Herat (Le cento pianure dello Spirito, EMP, Padova 2012), entrambi tradotti in italiano a cura dello scrivente; dal Fi-hi ma fi-hi di Molavi (L\u2019essenza del Reale. Psiche, Torino 1995), ai Leva\u2019eh di \u2018Abdorrahman Jami (Frammenti di luce, Psiche, Torino 1988) fino ai racconti visionari di Sohravardi (Il fruscio delle ali di Gabriele, Mondadori, Milano 2008) tutt\u2019e tre curati dal\u2019amico Sergio Foti; infine il Golshan-e raz di Mahmud Shabestari (Il giardino dei misteri, a cura di G. Trusso Tintore, Mimesis Milano 2010). Non possiamo poi dimenticare il famoso Siyasat-name di Nezam al-Molk (L\u2019arte della politica, Luni, Milano-Trento 1999) tradotto dal mio amico e collega Maurizio Pistoso dell\u2019Universit\u00e0 di Bologna nel 1999. Infine devo ricordare le traduzioni di alcuni testi di hazl o hajv di \u2018Obeyd Zakani, dovute al mio compianto maestro Giovanni M. D\u2019Erme (Dissertazione letifica, Carocci, Roma 2005).<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di recente, diciamo negli ultimi trent\u2019anni c\u2019\u00e8 stato un certo interesse per gli scrittori persiani contemporanei, soprattutto romanzieri che spesso vengono ri-tradotti da altre lingue (inglese o francese), ma anche talvolta tradotti direttamente dal persiano. Si cominci\u00f2 a tradurre Sadeq Hedayat gi\u00e0 negli anni \u201960, ma oggi si traducono un po\u2019 tutti gli autori contemporanei da Zoya Pirzad a Sharnush Parsipur, da Azar Nafisi a Mahmud Dowlatabadi. Anche questi pochi nomi ci mostrano subito un aspetto rilevante: le scrittrici iraniane sono forse pi\u00f9 tradotte degli scrittori maschi, e questo indubbiamente trasmette subito al pubblico italiano e europeo un\u2019idea della grande vivacit\u00e0 del mondo culturale iraniano e ribalta il vecchio stereotipo della \u201cdonna musulmana non emancipata\u201d. Si segnala infine un interesse recente anche per la poesia contemporanea persiana che \u00e8 stato soprattutto stimolato dall\u2019opera davvero encomiabile di traduzione di due studiose iraniane da tempo residenti in Italia, e mie collaboratrici e colleghe presso l\u2019Universit\u00e0 di Bologna. Mi riferisco alla dott.a Faezeh Mardani che ha pubblicato una bella antologia di Forugh Farrokhzad (E\u2019 solo la voce che resta, Aliberti, Reggio Emilia 2009, di cui c\u2019\u00e8 anche una antologia pi\u00f9 breve curata da Domenico Ingenito, La strage dei fiori, Orientesxpress, Napoli 2008) e alla dott.a Nahid Norozi che ha tradotto un\u2019ampia e significativa raccolta di versi di Sohrab Sepehri (Sino al fiore del nulla. 99 poesie, Centro Essad Bey, Padova 2012, ebook Amazon-Kindle Edition); ma si trovano su riviste online come \u201cMeykhane\u201d altre importanti antologie di autori famosi, per esempio Ahmad Shamlu o Simin Behbahani. Il Professor Riccardo Zipoli ha infine tradotto una pregevole antologia poetica di Abbas Kiarostami (Un lupo in agguato, Einaudi, Torino 2003).<\/p>\n<p><strong>\u00a04. Gli scrittori italiani quanto sono conosciuti in Iran?<\/strong><\/p>\n<p>Certamente sono molto pi\u00f9 conosciuti in Iran gli autori italiani di quanto non lo siano gli autori iraniani in Italia. Questo perch\u00e9, come dicevo poc\u2019anzi, gli italiani leggono poco\u2026 mentre gli iraniani sono grandi e curiosissimi lettori, amanti della poesia e di ogni forma di espressione letteraria. Oggi tutti i principali autori italiani del 900 sono tradotti in persiano: da Calvino a Moravia, dalla Morante alla Deledda, da Pirandello a Svevo, da Eco a Tabucchi. Il professor Angelo Piemontese, decano dell\u2019iranistica italiana, ha tempo addietro compiuto e pubblicato una vasta ricerca su questo argomento. Ma la cosa sorprendente per noi italiani \u00e8 che l\u2019editoria iraniana \u00e8 molto attenta anche alle novit\u00e0 pi\u00f9 recenti e in continuazione vengono tradotti autori anche molto giovani, che si sono appena affacciati sulla scena letteraria.<\/p>\n<p><strong>5. Ha qualche progetto letterario in fase di preparazione?<\/strong><\/p>\n<p>Mi piacerebbe riprendere in mano \u2018Attar, che \u00e8 stato per cos\u00ec dire il mio \u201cprimo amore\u201d, avendo tradotto il Mantiq al-Tayr e il Bolbol-name, o magari vorrei tradurre qualche racconto di autori contemporanei. In effetti dagli anni \u201980 fino ad oggi mi sono interessato soprattutto di poesia classica, da Hafez a \u2018Attar, da Naser-e Khosrow a Nezami o Sana\u2019i, e solo di recente ho cominciato ad aprire gli occhi sulla poesia contemporanea persiana e sulla narrativa del \u2018900, che credo avrebbe molto da dire al lettore italiano.<\/p>\n<p><strong>6. Ha qualche consiglio per migliorare linsegnamento di lingua persiana in Italia?<\/strong><\/p>\n<p>Gli italiani sono notoriamente pigri con le lingue straniere\u2026 bisognerebbe spiegare loro che il persiano \u00e8 una lingua pi\u00f9 facile da apprendere dell\u2019inglese o del tedesco, e infinitamente pi\u00f9 semplice dell\u2019arabo! Purtroppo, a livello universitario, il persiano soffre molto la concorrenza dell\u2019arabo, che \u00e8 la lingua ufficiale di una ventina di paesi e anche pi\u00f9, mentre il persiano come ben sappiamo \u00e8 lingua ufficiale solo di tre paesi.<br \/>\nBisognerebbe anche spiegare che, essendo tradotto in persiano tutto quello di importante che \u00e8 stato scritto in arabo o in turco, si pu\u00f2 dire che non c\u2019\u00e8 via pi\u00f9 facile e diretta per un italiano di entrare nella cultura del mondo musulmano.<br \/>\nPoi, qui veniamo al tasto pi\u00f9 dolente, c\u2019\u00e8 la questione finanziaria: oggi la tendenza in Italia \u00e8 a ridurre le spese per l\u2019universit\u00e0 e la cultura, e all\u2019interno delle culture orientali sicuramente si privilegiano l\u2019arabo e il cinese o il giapponese mentre si trascurano molto le altre lingue tra cui sicuramente il persiano.<\/p>\n<p><strong>7. Il suoi progetti in futuro per promozionare e rafforzare gli scambi letterari e scambio dei docenti letterari quali sono?<\/strong><\/p>\n<p>Ho puntato molto sulle risorse di internet, \u00e8 da tre anni che dirigo due riviste online \u201cArchivi di Studi Indo-Mediterranei\u201d (ASIM) un e-archive che pubblica molti articoli e traduzioni spaziando su argomenti letterari, religiosi e culturali nel senso pi\u00f9 ampio, che si pu\u00f2 leggere al seguente indirizzo: http:\/\/www.archivindomed.altervista.org\/; e \u201cMeykhane\u201d, una rivista online (indirizzo: http:\/\/meykhane.altervista.org\/) che sdi \u00e8 specializzata nel pubblicare soprattutto traduzioni italiano-farsi e farsi-italiano, a cui hanno dato un grande contributo le studiose iraniane che ho citato poco sopra, Faezeh Mardani e Nahid Norozi, che davvero stanno facendo un lavoro di straordinaria importanza. Purtroppo, quando di recente sono stato in Iran, ho constatato che \u00e8 difficile raggiungere queste riviste, qualche amico mi ha spiegato che si pu\u00f2 anche farlo, ma ci vuole un filter-shekan\u2026<br \/>\nGli scambi culturali tra Italia e Iran oggi sono spesso limitati dalle risorse finanziarie, come si sa l\u2019Italia non attraversa un periodo buono e, come ho gi\u00e0 ricordato, molte risorse sono state tolte all\u2019universit\u00e0 e alla promozione della cultura. Ma io so che a Teheran l\u2019 \u201cIstituto culturale italiano\u201d diretto dal Professor Carlo Cereti ha proposto molte iniziative interessanti e sostiene, oltre alla scuola italiana \u201cPietro della Valle\u201d, anche numerosi corsi di italiano frequentati da migliaia di giovani iraniani di Teheran. Nonostante le difficolt\u00e0, su iniziativa di singoli docenti tra cui devo ricordare l\u2019amico e collega Professor Maurizio Pistoso, abbiamo avuto in questi anni vari scambi tra l\u2019universit\u00e0 di Bologna e l\u2019Iran. E anche altre universit\u00e0 italiane si sono attivate. Devo qui anche ricordare l\u2019opera instancabile del dottor Ali Asghar Mohammadkhani, dell\u2019ufficio internazionale di \u201cShahre Ketab\u201d, che ha organizzato e promosso parecchie iniziative, tra cui recentemente alcune conferenze a Teheran e Shiraz a cui ho avuto l\u2019onore di partecipare, nei giorni delle celebrazioni di Hafez.<\/p>\n<p><strong>8. Il momento pi\u00f9 bello che ha avuto nei suoi viaggi in Iran qual \u00e8?<\/strong><\/p>\n<p>Forse pi\u00f9 di un momento\u2026 Ricordo con piacere la mia prima visita nel 1973, quando viaggiando verso l\u2019India con mio fratello Franco, ci trattenemmo in Iran qualche tempo per visitare Isfahan e Shiraz e poi riprendere il viaggio verso est. Ma soprattutto ho grande nostalgia delle lezioni di letteratura all\u2019universit\u00e0 di Teheran nel \u201875-\u201876 quando mi trovavo in Iran con una borsa di studio del governo iraniano, ed ebbi modo di fare conoscenze e amicizie che ancora oggi io coltivo. E ricordo anche il viaggio di due mesi nell\u2019Iran dell\u2019estate 1979, quando da poco era stata proclamata la Repubblica Islamica. C\u2019erano allora molte manifestazioni per le strade e anche scontri tra studenti di opposte fazioni, Si sentivano tante idee, c\u2019erano nell\u2019aria tante proposte diverse, si respirava davvero un clima rivoluzionario, una grande attesa di cambiamento. Ho ritrovato questa stessa attesa di un grande cambiamento proprio ora, nell\u2019ottobre del 2013, durante la mia ultima visita. Io spero che questa attesa non sia delusa, perch\u00e9 si capisce che l\u2019Iran di oggi vuole guardare avanti, vuole aprire una pagina nuova e pi\u00f9 ottimista della sua storia.<br \/>\nDevo aggiungere che sono rimasto stupefatto dalla grande passione che gli iraniani di ogni ceto sociale hanno per la loro poesia; ho avuto interessanti discussioni di letteratura con gli studenti di Teheran e di Shiraz, ma anche con taxisti e con un barista dell\u2019hotel che si \u00e8 rivelato un autentico intenditore della poesia di Ferdowsi! Davvero \u00e8 un paese particolare e speciale quello in cui giovani e meno giovani recitano a memoria i versi dei loro poeti, li amano e li sentono ancora come i loro veri maestri! In Italia purtroppo non \u00e8 cos\u00ec: a nessun giovane \u2013 a meno che non sia uno studente di materie letterarie &#8211; viene in mente di passare anche un\u2019ora sola del suo tempo a leggere Dante o Petrarca, tantomeno a imparare a memoria i loro versi. Sotto questo aspetto davvero l\u2019Iran \u00e8 un paese che non ha eguali.<\/p>\n<p><strong>9. Come ha imparato la lingua persiana?<\/strong><\/p>\n<p>Studiando prima lingue orientali all\u2019Universit\u00e0 di Venezia negli anni \u201970 con il mio compianto maestro Giovanni D\u2019Erme e poi coltivando lo studio della lingua anche attraverso l\u2019opera di traduzione di alcuni classici, che sopra ho nominato. Infine ho avuto la fortuna di avere dei buoni amici tra gli iraniani che vivono in Italia, che certamente mi hanno aiutato a migliorare il mio persiano.<\/p>\n<p><strong>10. Come valuta lorganizzazione del suo viaggio in Iran sia a Shiraz che Teheran? come \u00e8 stata laccoglienza?<\/strong><\/p>\n<p>Posso dire di avere avuto una accoglienza davvero al di l\u00e0 di ogni mia aspettativa. Il Dr. Ali Asghar Mohammadkhani di \u201cShahre Ketab\u201d mi ha accompagnato in ogni passo del mio soggiorno, dalle aule universitarie alle sale dei ristoranti, dagli incontri con studenti e professori alla visita al mausoleo di Hafez. Con lui ho anche piacevolmente viaggiato tra Teheran e Shiraz, dove ho fatto conoscenza con il Professor Kurosh Kamali, persona davvero squisita, che mi ha offerto una generosa ospitalit\u00e0. La organizzazione delle conferenze nelle due citt\u00e0 \u00e8 stata davvero impeccabile, ho trovato ovunque persone che mi hanno manifestato la loro amicizia e un apprezzamento forse superiore a quanto in fondo io meriti.<\/p>\n<p><strong>FONTE:\u00a0<\/strong>http:\/\/rome.icro.ir\/index.aspx?siteid=209&amp;pageid=11699&amp;newsview=604745 , 1392\/09\/10<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia dell&#8217;insegnamento di lingua persiana in Italia Professore Carlo Saccone al suo ritorno dall&#8217;Iran in occasione della commemorazione il poeta perSiano Hafez in un intervista racconta la storia dell&#8217;Insegnamento di lingua persiana in Italia. 1. La cultura e letteratura persiana quanto possono interessare gli italiani? In Italia esiste un pubblico di lettori molto particolare. Da un lato si dice che la gran parte degli italiani, anche giovani purtroppo, legge poco, meno di due libri in un anno. 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